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Delfinario Rimini, il ministro Galletti risponde in Aula

Delfinario Rimini, il ministro Galletti risponde in Aula

La vicenda inerente il Delfinario di Rimini è piuttosto articolata. Va premesso che il Delfinario aveva presentato istanza al Ministero per acquisire l’autorizzazione all’esercizio di attività di giardino zoologico ai sensi del decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 73.

A seguito di un’ispezione condotta nell’estate 2013 dal servizio Cites del Corpo forestale dello Stato, su segnalazione della Commissione Ispettrice interministeriale, è emerso che la struttura non rispettava le disposizioni di legge circa i requisiti minimi concernenti il benessere, la salute e l’igiene degli animali, in particolare, le condizioni nelle quali venivano mantenuti i delfini (gli esemplari di Tursiops truncatus) violando le disposizioni in materia di mantenimento in cattività disposte dal Decreto Ministeriale 6 dicembre 2001, n. 469/2001. E’ così stato effettuato il sequestro di quattro esemplari, con trasferimento all’Acquario di Genova.

Tale provvedimento è stato convalidato dalla Procura della Repubblica di Rimini e confermato dal Tribunale del Riesame di Bologna nonché dalla Corte di Cassazione in data 27 marzo 2014 a seguito di impugnativa.

Rilevato che la struttura era carente dei requisiti minimi del “giardino zoologico” come definiti dalla direttiva comunitaria n. 22 del 1999 e dal decreto legislativo citato n. 73/2005, in relazione alle finalità di conservazione della biodiversità, di protezione della fauna selvatica e di salvaguardia della diversità biologica, il Ministero dell’Ambiente, con note del 23 agosto e del 24 settembre 2013, ha comunicato l’esistenza di motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di rilascio di licenza di giardino zoologico ed è in corso di adozione il decreto interministeriale di chiusura.

Alla luce delle predette risultanze, corre l’obbligo di precisare che l’attività di delfinario intesa come “esposizione al pubblico di esemplari di delfini” non è più esercitabile sia mancando gli esemplari che sono sottoposti a sequestro, sia mancando i requisiti minimi richiesti dalla legge per la struttura, per la quale come si è detto è in corso l’iter per la chiusura; ciò nonostante permane in essere la società denominata “Delfinario di Rimini srl” che tramite il legale rappresentante ha presentato allo Sportello Unico Attività Produttive (S.U.A.P.) del Comune di Rimini, domanda per il rilascio della licenza di cui all’art. 69 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T. U. L. P. S.) per esercitare l’attività di spettacolo viaggiante su tutto il territorio nazionale, con l’attrazione denominata “Acquario”, rientrante fra le medie attrazioni di cui all’elenco previsto dall’art. 4, della legge 18 marzo 1969, n. 337.

Risulta rilasciata dal Comune di Rimini, in data 30 giugno 2014, l’ “autorizzazione per l’esercizio di spettacolo viaggiante”, con l’attrazione denominata “Acquario” contenente tre esemplari di “Otaria flavescens (erroneamente definiti Artocephalus pusillus pusillus”, comunemente detti: leoni marini), riconducendo la fattispecie autorizzativa alla previsione del combinato disposto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e dalla legge 18 marzo 1968, n. 337. Interpellato, il Comune di Rimini ha ritenuto che il gestore dell’attività abbia dimostrato di possedere i requisiti richiesti per l’attività di spettacolo viaggiante.

La Lega Anti Vivisezione (LAV) già in data 27 maggio aveva segnalato al Ministro dell’Ambiente, al Ministro della Salute e al Ministro dei beni e delle attività culturali la pratica in corso, inviando per conoscenza “la diffida ad autorizzare attività di delfinario di Rimini con nuovi animali” indirizzata al Comune di Rimini con contestuale istanza di partecipazione al procedimento amministrativo.

Il Ministero dell’Ambiente, coinvolgendo il Corpo Forestale dello Stato e la Prefettura di Rimini, ha avviato gli opportuni accertamenti finalizzati all’esatta ricostruzione dei fatti in rapporto alla normativa vigente.

Gli Otaridi da adibire agli spettacoli sono giunti nella struttura il 4 luglio u. s. e su prescrizione del Servizio Veterinario, a salvaguardia del loro benessere, sono stati tenuti a riposo fino al successivo 7 luglio, data della prima esibizione.

Il Corpo Forestale dello Stato, incaricato dal ministero dell’ambiente, in esito al sopralluogo svolto il 9 luglio u.s. presso il “Delfinario di Rimini”, ha accertato l’effettiva presenza dei tre esemplari di Otaridi presso la struttura, provenienti dalla Società Leo 3000 s.p.a. proprietaria e gestore dello “Zoo Safari” di Fasano, struttura per la quale è in corso l’iter di rilascio della licenza di Giardino Zoologico.

In relazione alla documentazione acquisita, il Ministero dell’Ambiente ha provveduto a diffidare la società Leo 3000 S.p.A., con nota del 16 luglio u.s., affinché venga disposto l’immediato rientro degli esemplari di proprietà presso la struttura “Zoo Safari” di Fasano, pena il mancato rilascio della licenza di giardino zoologico ai sensi dell’art.4, comma 2 del Decreto Legislativo n. 73/2005.

Si ritiene in proposito che l’impiego di animali di proprietà, a seguito di cessione temporanea in attività spettacolari autorizzate ai sensi della L. 337/1968, non sia compatibile con le finalità di un giardino zoologico che sono unicamente quelle di garantire la conservazione ex situ delle specie e la tutela della biodiversità.

Si sta seguendo l’intera vicenda con la massima attenzione, in stretta collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, al fine di intraprendere ogni idonea iniziativa ove si ravvisino difformità nell’applicazione della normativa.