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Dissesto idrogeologico, pronto il piano degli interventi: sicurezza al primo posto

Dissesto idrogeologico, pronto il piano degli interventi: sicurezza al primo posto

Decreto presto in Gazzetta Ufficiale, corsia preferenziale per le ‘infrastrutture verdi’
Sicurezza per la popolazione esposta; pronta cantierabilità; impatto economico sui beni a rischio. Sono i criteri principali che stabiliscono le priorità di finanziamento degli interventi proposti dalle Regioni in materia di dissesto idrogeologico, compresi nel piano del governo da 7 miliardi in 7 anni per la sicurezza dei cittadini e del territorio.

Parametri elencati nel decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che definisce, su proposta del Ministero dell’Ambiente, i principi per la composizione delle graduatorie. L’iter del decreto si è concluso e si avvia alla pubblicazione in gazzetta ufficiale.
(Italia Sicura)

Parola d’ordine sicurezza, quindi. Ma anche tutela degli ecosistemi e una corsia preferenziale per le infrastrutture verdi. Il tutto realizzato attraverso una procedura informatica di raccolta dei dati e delle richieste trasparente.

Sicurezza. I progetti mirati alla sola riduzione del rischio verranno valutati in funzione dei seguenti principi: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell'evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30), presenza di “misure di compensazione / mitigazione”(5).

Tutela degli ecosistemi. Avranno invece una ‘corsia preferenziale’ i cosiddetti interventi integrati (introdotti dal DL n. 133/2014) che mirano alla riduzione del rischio idrogeologico e alla tutela degli ecosistemi: il decreto parla di “infrastrutture verdi”, che avranno una priorità se soddisfano le condizioni di ammissibilità e sono ritenute finanziabili. A questi progetti sono dedicate risorse pari ad almeno il 20% della dotazione finanziaria complessiva dell’Accordo di Programma. I requisiti degli “interventi integrati” sono i seguenti:

  • devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE;
  • devono realizzare specifiche condizioni di riduzione del rischio e di incremento della biodiversità.
     

Trasparenza e informatizzazione. Il Ministero dell’Ambiente ha puntato fortemente sulla trasparenza nella raccolta informatica dei dati attraverso il sistema Rendis-Ispra, trasformato negli ultimi due anni in una piattaforma interattiva di raccolta dati e richieste, di verifica dello stato degli interventi di difesa del suolo e, ancor più con l’ultimo decreto, di colloquio con i soggetti interessati, in particolare le regioni, e ripartizione delle responsabilità.