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Gestione risorse idriche: il ministro Galletti risponde alle domande in Commissione Ambiente alla Camera

Di seguito il testo integrale dell'audizione

Presidente Realacci e onorevoli parlamentari,

come richiesto, torno a relazionare di fronte a questa Commissione per dare seguito alle domande da voi formulate nella precedente seduta.

 

ON. MINNUCCI (PD) si è associata anche On. Stella Bianchi

Per quanto riguarda l’emergenza idrica che sta interessando la Regione Lazio e la questione della captazione dell’acqua dal lago di Bracciano, come ho già avuto modo di evidenziare sull’argomento, il mio Ministero ha provveduto, fin dall’inizio, a richiedere a tutti i soggetti competenti informazioni sullo stato della situazione. Lo ha fatto nell’ambito dell’Osservatorio dell’Appennino Centrale, luogo della condivisione di informazioni e soluzioni sulle criticità idriche. Uno strumento che, come ho avuto modo di dire in molte altre occasioni, costituisce una risposta forte e innovativa al tema dell’uso responsabile della risorsa acqua, individuato nell’ambito della riorganizzazione dei distretti verso una maggiore efficienza ed efficacia della governance idrica nazionale. I confronti tra la Regione Lazio, il Comune di Roma ed il gestore ACEA ATO 2 SpA, nonché le istruttorie svolte nell’ambito dell’Osservatorio permanente, sono state finalizzate a trovare un punto di equilibrio tale da assicurare un accettabile livello di servizio per i cittadini, mitigando quanto più possibile i disagi, anche a tutela degli aspetti igienico-sanitari ed ambientali.

Lo scorso 28 luglio è stata, dunque, raggiunta un’intesa ed emanata dalla Regione Lazio un’ordinanza che impone ad Acea ATO 2 di azzerare ogni prelievo dal bacino del lago di Bracciano a partire dal 1° settembre 2017; di limitare il prelievo alla soglia massima di 400 litri al secondo a partire dal giorno 29 luglio fino al 10 agosto; di limitare il prelievo alla soglia massima di 200 litri al secondo a partire dall’11 agosto e fino al 31 agosto; di trasmettere alla competente Direzione regionale i dati giornalieri del livello idrometrico del lago. Si continuerà, comunque, a lavorare nella ricerca di soluzioni alternative. Ritengo, a tal proposito, necessari interventi funzionali a ridurre drasticamente le perdite di rete ed a mettere in sicurezza le fonti e gli acquedotti principali che alimentano Roma e i Comuni limitrofi, con investimenti significativi che devono trovare spazio nel Piano Industriale aggiornato di ACEA e che fino ad oggi non erano presenti. Di particolare importanza è il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, opera non più rinviabile. Risulta altrettanto necessario un forte impegno da parte dell’Ente d’ambito, in qualità di soggetto pubblico regolatore e organizzatore del servizio idrico, composto da tutti i Comuni interessati, primo tra tutti il Comune di Roma.

Resta, peraltro, fermo l’approfondimento tecnico già richiesto ad ISPRA in merito allo stato ambientale del lago, così come lo svolgimento di indagini, su richiesta del mio Ministero, da parte dei Carabinieri forestali e del NOE relativamente al fenomeno dei prelievi illeciti dal lago. Su tale aspetto posso assicurare che agiremo con la massima severità per punire chi sottrae acqua preziosa al lago di Bracciano.

Credo inoltre sia ormai indifferibile il commissariamento di quei comuni che non aderiscono ancora oggi agli Enti d’ambito. Ne abbiamo un esempio sul lago di Bracciano, ma non solo. In particolare, ad oggi, le gestioni che non hanno aderito alla gestione unica e che non sono provviste di un titolo di salvaguardia legittimo sono quelle dei comuni di: Agosta, Anguillara Sabazia, Anticoli Corrado, Arsoli, Canale Monterano, Capena, Cerreto Laziale, Civitavecchia, Civitella San Paolo, Labico, Ladispoli, Licenza, Marano Equo, Morlupo, Rignano Flaminio, Roviano, Sant’Angelo Romano e Trevi nel Lazio.

 

ON. DAGA (M5S)

Per quanto riguarda l’attuazione dell’art. 58 del c.d. Collegato Ambientale - relativo al fondo di garanzia per il settore idrico -   la procedura di definizione e approvazione del provvedimento coinvolge più Amministrazioni e richiede anche il confronto con l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. Ciò premesso, il mio Ministero, per quanto di competenza, considerato tra l’altro che la proposta non spetta al Ministero dell’ambiente, ha già fornito il proprio contributo e sta continuando a collaborare attivamente alla definizione del provvedimento.

Faccio presente, inoltre, con riguardo ai dati sulla stato della rete idrica, che solo a partire dal 2012 sono state attribuite all’AEEGSI le competenze in materia di regolazione e controllo del servizio idrico integrato. Fino al 31 dicembre 2011 le funzioni dell’Autorità erano esercitate dalla Commissione Nazionale di Vigilanza sulle risorse idriche, che aveva competenze sul monitoraggio della qualità dei servizi e tutela degli utenti, sulla verifica della corretta redazione dei Piani d’ambito ed esercitava, in generale, compiti di vigilanza sulla corretta applicazione della riforma del Sistema Idrico Integrato. I dati relativi al periodo pregresso sono, pertanto, riportati nei rapporti annuali predisposti a suo tempo dalla predetta Commissione, e di cui allego un estratto.

Per quanto concerne il potere di controllo sui soggetti gestori, tale potere è in capo agli Enti locali che lo esercitano attraverso gli Enti di governo d’ambito, ai quali gli stessi partecipano obbligatoriamente. In particolare, gli Enti di governo d’ambito hanno il compito di provvedere alla pianificazione d’ambito, con la precisazione che le scelte in relazione alla tariffa dovranno essere adottate secondo il metodo codificato dall’Autorità, la quale provvederà poi ad approvarle. Gli Enti di governo provvedono, inoltre, alla scelta della forma di gestione e quindi alla selezione del soggetto gestore ritenuto in grado di fornire un servizio di qualità e di sostenere i necessari investimenti ed il relativo impegno finanziario, garantendo l’equilibrio economico e finanziario della gestione stessa; inoltre provvedono ad un controllo ed una vigilanza continui e concreti, attivando anche i poteri sostitutivi nei confronti del gestore qualora questi sia inadempiente agli obblighi contrattuali, comminando le dovute sanzioni, fino all’eventuale risoluzione del contratto ove ciò si dovesse rendere necessario. È evidente, dunque, che il ruolo dei Comuni è centrale nella gestione del servizio idrico integrato.

Ad ogni modo, occorre segnalare che con il c.d. Sblocca Italia è stato rafforzato il potere del Ministero dell’ambiente di intervenire mediante l’esercizio dei poteri sostitutivi nelle varie fasi dell’organizzazione del servizio in caso di inerzia del soggetto competente. Il mio Ministero non ha esitato ad esercitare tali poteri, come accaduto il 23 dicembre 2014 quando ha avviato un’istruttoria, che ha interessato tutte le Regioni, mirata alla verifica degli adempimenti di legge per la messa a regime del servizio idrico. Dall’esito dell’istruttoria, sono state diffidate, già a partire da maggio 2015, le Regioni Calabria, Campania, Molise e Sicilia in quanto alla data del 31 dicembre 2014 non avevano ancora provveduto ad individuare l’Ente di Governo d’Ambito, come sancito dal D.lgs. 152/2006. Oltre a queste 4 Regioni, sono state diffidate, da dicembre 2015, le Regioni Abruzzo e Basilicata in quanto i rispettivi Enti di Governo, sebbene identificati, non erano effettivamente costituiti ed operativi.

L’indagine ha comunque evidenziato che le inadempienze sono riconducibili al mancato adempimento di quasi tutti gli obblighi di legge relativi ai vari livelli di responsabilità, dall’Organizzazione in ATO alla identificazione dell’Ente di governo e relativa adesione degli Enti locali; dal riassetto funzionale relativo all’unicità di bacino e all’unicità gestionale ed organizzativa del servizio alla redazione del Piano d’ambito; dall’affidamento della gestione alla consegna degli impianti.

A ciò si aggiunta che, per volontà del Ministero, è stata inserita come condizione imprescindibile nei “Patti per lo sviluppo” l’attuazione del servizio idrico integrato e l’affidamento a regime ad un gestore unico d’ambito.

Il Ministero è, dunque, impegnato in un costante e continuo monitoraggio dell’iter di riorganizzazione del Servizio Idrico, sollecitando anche, ove necessario, le Regioni ad intervenire con l’esercizio dei poteri sostitutivi, nei casi di inerzia da parte degli Enti locali.

 

3) ON. KRONBICHLER (Art. 1- MDP)

4) ON. PASTORELLI (MISTO)

7) ON. STELLA BIANCHI (PD)

9) ON. IANNUZZI (PD)

6) ON. BORGHI (PD)

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3 - 4) Per quanto riguarda la lotta agli sprechi nel settore del servizio idrico integrato, oltre ad evidenti interventi di efficientamento delle reti, si fa presente che il sistema tariffario vigente consente di agire attraverso il meccanismo che incentiva il risparmio. A tal proposito, sono previsti scaglioni tariffari per livelli di consumo. Il Ministero, per gli spetti di competenza, oltre al sostegno di ogni iniziativa utile per diffondere le buone pratiche volte al risparmio della risorsa, ha dato un segnale importante e concreto, inserendo nella programmazione degli FSC interventi volti alla sostituzione e all’ammodernamento delle reti per porre rimedio alle perdite che, come noto, pur con differenze nella varie Regioni d’Italia, costituiscono il 40% della media nazionale, e che comporteranno investimenti con risorse proprie in questo settore. Il Ministero nell’ambito della propria programmazione a valere sugli FSC 2014 – 2020 ha destinato risorse pari a circa 240 milioni di euro per  l’attuazione di interventi relativi alla sostituzione, ammodernamento ed efficientamento delle adduttrici e delle reti di distribuzione idropotabile, oltre ai circa 500 milioni per interventi nel settore fognario e depurativo. Ci aspettiamo analogo senso di responsabilità e attenzione al problema da parte di chi ha la titolarità del servizio idrico integrato.

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7) Da quanto fin qui esposto, si evince chiaramente che il Ministero sta da lungo tempo approfondendo il tema della siccità. A tal proposito, come ho già avuto modo di evidenziare in altre sedi, al fine di perseguire efficacemente l’obiettivo di creare un sistema di governance in grado di assicurare la gestione ottimale della risorsa idrica e di affrontare le crisi da scarsità all’insegna della cooperazione, del dialogo tra le parti e dell’attenzione alle specificità territoriali, il Ministero ha promosso l’istituzione, nel luglio 2016, degli Osservatori a livello di ogni Distretto idrografico italiano e con appositi Protocolli d’intesa dando avvio, su tutto il territorio nazionale, ad una nuova modalità di gestione sostenibile dell’acqua, basata sulla condivisione delle informazioni, dei dati sui prelievi, gli afflussi, i rilasci, sulla concertazione con gli attori territoriali e sulla programmazione strategica. 

Gli Osservatori, rispondono all’esigenza di far sì che decisioni assunte dalle amministrazioni pubbliche preposte al governo dell’acqua si basino su di un patrimonio di dati il più possibile esteso, affidabile e condiviso, che consenta di fondare razionalmente la programmazione, garantendo, soprattutto in condizioni di significativa severità idrologica, il miglior equilibrio possibile tra la disponibilità di risorse reperibili ed i fabbisogni per i diversi usi, in un contesto di sostenibilità ambientale, economica e sociale e nel pieno rispetto delle finalità di raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici. Gli Osservatori operano anche da Cabina di regia per la previsione e gestione degli eventi di carenza idrica e siccità. Il Ministero dell’ambiente continuerà a svolgere un’attività di coordinamento nell’ambito dell’Osservatorio permanente. Inoltre, nel 2017, il mio Ministero, al fine di assicurare una corretta disciplina ambientale delle concessioni di derivazione dai corpi idrici superficiali e sotterranei, con specifico riferimento al mantenimento, negli alvei fluviali, delle portate ecologiche, ha già elaborato e diffuso a livello nazionale le Linea guida per le valutazioni ambientali delle concessioni di derivazione delle acque e per la definizione del deflusso minimo vitale/deflusso ecologico.

Per quanto concerne la gestione efficiente delle infrastrutture ed il controllo efficace delle perdite idriche, ribadisco che è necessaria un’attività di distrettualizzazione, monitoraggio delle reti e ricerca programmata delle perdite occulte. Tra le criticità del sistema idrico italiano, particolarmente significativa è, infatti, la condizione di vetustà delle reti e degli acquedotti, alla quale è attribuibile gran parte delle elevate percentuali di perdite registrate.

Anche secondo quanto rappresentato dall’Autorità, i dati relativi agli interventi eseguiti sulle reti di distribuzione evidenziano la tendenza generalizzata di riparazione del guasto, piuttosto che di progressivo sviluppo e messa in sicurezza dell’infrastruttura.

A fronte delle menzionate criticità, gli interventi individuati nella pianificazione riguardano il miglioramento e la messa in sicurezza del sistema di approvvigionamento, mediante la realizzazione di nuove captazioni ed il potenziamento delle infrastrutture esistenti.

Le problematiche più diffuse nella distribuzione, in termini di investimenti pianificati, si riferiscono alle forti carenze nelle condizioni fisiche delle condotte (quasi 360 milioni di euro), che incidono fortemente sull’entità delle perdite idriche, sui tassi di rottura delle condotte e sulla adeguatezza delle infrastrutture a rispondere ai livelli di domanda dell’utenza.

Un’ulteriore criticità attiene al cattivo funzionamento o alla vetustà dei misuratori di utenza, per i quali sono stati previsti interventi di sostituzione.

Per una strategia nazionale di intervento su infrastrutture che incida sulla gestione e uso della risorsa idrica, assume una valenza centrale un investimento significativo che persegua tali obiettivi.

Appare, quindi, imprescindibile provvedere al graduale rinnovo/sostituzione delle reti a fronte della scarsità della risorsa e alla conclamata necessita di agire sulla leva quantitativa, nonché quella di assicurare una fornitura costante a tutti i cittadini, garantendo al contempo una politica di efficientamento energetico.

Su tale aspetto, come ho già detto in precedenza, va sottolineato il forte impegno nell’ambito della programmazione FSC 2014-2020.

Con riferimento alla strategia sui cambiamenti climatici, si ricorda, anche in questa sede, che il Ministero dell’Ambiente sta predisponendo il Piano Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, coerentemente con le indicazioni comunitarie in materia. Il Piano costruisce il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto a livello nazionale e gli scenari climatici futuri. Analizza, inoltre, gli impatti e le vulnerabilità territoriali, evidenziando le aree e i settori maggiormente vulnerabili all’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio italiano. Attraverso un set di indicatori sono definite macro-regioni climatiche e “aree climatiche omogenee”: le prime vivono e hanno vissuto condizioni climatiche simili; le seconde sono caratterizzate da uguale condizione climatica attuale e da una stessa proiezione climatica di anomalia futura. Il documento è completato con l’indicazione delle possibili azioni di adattamento settoriali e dai relativi strumenti di monitoraggio e valutazione dell’efficacia.

Il Piano verrà messo in consultazione pubblica entro la prossima settimana per raccogliere le osservazioni dei portatori di interesse. Nel mese di settembre verrà esaminato dagli organi tecnici del Ministero e dopo un ulteriore confronto con le istituzioni competenti verrà approvato in via definitiva, presumibilmente entro il mese di Novembre.

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9) Il quadro delle opere previste all’interno delle singole Regioni e specificatamente nei diversi Enti d’ambito come si è detto nella risposte precedenti è aspetto che nel dettaglio attiene agli Enti d’ambito che operano all’interno di ciascuna Regione e che hanno il quadro puntuale della programmazione in termini di interventi e risorse essendo essi stessi titolari di tale competenza. Laddove essi non siano ancora formalmente costituiti o non ancora operativi è la Regione titolare a dovervi provvedere, nelle more della messa a regime del servizio, in materia di organizzazione dello stesso.

Come ho avuto modo di dire in precedenza, abbiamo posto questi aspetti al centro della programmazione FSC 2014-2020, investendo risorse pari a circa 240 milioni di euro, che saranno destinati prioritariamente alla sostituzione, il potenziamento e l’ammodernamento delle reti.

Tuttavia, la risoluzione delle problematiche legate alle crisi nel settore idrico non può limitarsi al finanziamento degli interventi indifferibili a fronteggiare le situazioni contingenti, ma richiede una accurata pianificazione d’ambito che sia in grado di aggiornare il quadro degli investimenti a supporto della resilienza dei sistemi di approvvigionamento e distribuzione. Il relativo finanziamento andrà necessariamente ricercato negli strumenti tariffari vigenti, anche al fine di ottemperare al principio comunitario del full cost recovery, considerato che i finanziamenti pubblici sono solo concorrenti alla copertura degli investimenti in funzione della sostenibilità economico finanziaria e sociale delle tariffe.

E’ necessario dunque che gli Enti d’ambito provvedano, alla luce della situazione ambientale che stiamo vivendo, ad approntare e risolvere sistematicamente tale problematica  attraverso l’aggiornamento della pianificazione, e che, conseguentemente, i gestori realizzino quanto stabilito nei piani così revisionati.

Torno a chiedere pertanto da parte delle Regioni un’attenzione particolare sulle problematiche evidenziate e un investimento concreto in termini di risorse economiche coerente con le necessità emerse nei fatti di queste ultime settimane

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6) Come si è già avuto modo di relazionare, il Ministero dell’ambiente, ove necessario, interviene mediante l’esercizio dei poteri sostitutivi ove esercitabili ai sensi di legge. Tuttavia, l’assetto organizzativo del Sistema Idrico Integrato coinvolge in primis le Regioni che devono individuare gli ambiti territoriali ottimali e l’ente di governo d’ambito, mentre il compito di approntare la gestione, la pianificazione e il relativo controllo del SII spetta ai comuni aggregati obbligatoriamente nell’ente di governo d’ambito medesimo. Fondamentalmente, gli attori principali sono quindi i comuni che hanno la responsabilità di comprendere e assumere il ruolo loro assegnato dalla legge e di esplicarlo attivamente e con impegno all’interno dell’Ente d’ambito. Nell’affidamento del servizio, i Comuni hanno la responsabilità di scegliere la forma di gestione più idonea avendo altresì cura di tener conto che i vincoli imposti dalle norme in materia di concorrenza, di tutela ambientale e la necessità di superare il gap infrastrutturale richiede l’esistenza di una dimensione gestionale ed industriale idonea e solida, dal punto di vista gestionale, economico e finanziario, anche al fine di poter affrontare gli ingenti fabbisogni finanziari, oltre che la necessità di conseguire economie di scala.

In questo percorso esistono, occorre ribadirlo, alcune difficoltà. Ci sono infatti ancora oggi Regioni dove, nonostante l’esercizio dei poteri sostitutivi e le numerose diffide inviate dal ministero, non sono stati istituiti gli Enti d’ambito o laddove istituiti, non sono operativi. Credo che il commissariamento in queste Regioni, come ho già detto per il caso del Lazio, sia l’unica strada percorribile.

In aggiunta, per volontà del Ministero e condivisione della Presidenza, nell’articolato in premessa dei “Patti per lo sviluppo”, è stata inserita come condizione imprescindibile l’attuazione del servizio idrico integrato e l’affidamento a regime dello stesso ad un gestore unico d’ambito.

 

8) ON. VALIANTE (PD)

Per quanto concerne l’utilizzo delle risorse dei Patti per il Mezzogiorno, sulla base delle informazioni in possesso si fa presente, con particolare riferimento al Patto per la Campania, che con Delibera della Giunta Regionale del 13 dicembre 2016 sono stati programmati 70 interventi nell’ambito del “Piano Depurazione e servizio idrico integrato”, per un importo complessivo pari a oltre 203 milioni di euro e per i quali si sta procedendo alle procedure amministrative di attuazione.

Il Ministero dell’Ambiente, attraverso i propri uffici, ha condotto in questi mesi un confronto diretto con i referenti regionali dei Patti, nell’ambito di appositi incontri tematici dedicati al segmento “ambiente”, finalizzati ad approfondire gli interventi previsti e verificare congiuntamente possibili sovrapposizioni con le attività del Ministero. In particolare, si informa che nell’ambito del Piano Operativo “Ambiente” approvato con Delibera Cipe del 1° dicembre 2016, a valere sulle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020, sono state programmate risorse pari a 107 milioni di euro per interventi, da realizzare nei territori della Regione Campania, finalizzati prioritariamente al superamento delle procedure d’infrazione comunitaria nel settore fognario depurativo. A tal riguardo, si sta procedendo, di concerto con i referenti dell’Amministrazione regionale, alle attività istruttorie e amministrative propedeutiche all’avvio operativo nel breve periodo degli interventi.

 

5) ON. PILI (MISTO)

Con riferimento al settore agricolo, la Regione ha formalmente chiesto al Ministero delle politiche agricole la dichiarazione dello stato di calamità naturale, con l’attivazione di tutte le misure previste, in caso di siccità, a sostegno delle produzioni, il cui iter è ancora in corso. In ogni caso, su questo specifico punto riferirà, a breve, in questa Commissione, il Ministro Martina.

Per quanto concerne l’emergenza idrica, si fa presente che la Regione Sardegna, ad oggi, non ha presentato alcuna richiesta ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 e, pertanto, non è stato nominato alcun Commissario delegato ai sensi della predetta normativa di protezione civile.

Lo stato di emergenza può essere dichiarato in ambito idrico solo in relazione all’uso idropotabile, al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali, oppure per eventi connessi all’attività dell’uomo, che per intensità ed estensione devono essere fronteggiati con immediatezza di intervento con mezzi e poteri straordinari.

In ogni caso, si rassicura l’On. Interrogante che il Governo continuerà a monitorare ed a svolgere le proprie attività con il massimo livello di attenzione, provvedendo, qualora necessario, ad effettuare ulteriori iniziative.