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Ilva e piano lupo: le risposte del ministro Galletti in aula alla Camera

Interpellanza urgente n. 2-01660 presentata dall’On. Duranti e altri - (ILVA di Taranto)

Come è noto agli On.li Interroganti, in data 27 dicembre 2016 Ilva ha provveduto a trasmettere la mappatura dei rifiuti pericolosi o radioattivi e del materiale contenente amianto aggiornata al 30 giugno 2016, ai sensi del decreto-legge n.98 del 2016. Allo stato, è in corso l’esame della documentazione.

La relazione trasmessa dai Commissari Straordinari di Ilva fornisce il dettaglio dei rifiuti pericolosi in giacenza al 30 giugno 2016 presso gli stabilimenti attivi di Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria, riportando per ciascuno di essi, l’indicazione del codice CER e della descrizione del rifiuto stesso nonché l’indicazione delle quantità in giacenza.

La relazione fornisce, inoltre, il dettaglio della mappatura alla stessa data dei materiali contenenti amianto presso gli stabilimenti di Ilva in cui se ne registra la presenza.

Peraltro, secondo quanto riferito sempre dal Subcommissario, Ilva ha predisposto a seguito della mappatura effettuata, uno specifico Piano degli interventi di rimozione e bonifica dei materiali contenenti amianto, che partendo dal censimento dei manufatti contenenti amianto

identifica:

  • le aree o gli impianti aziendali in cui detti manufatti sono presenti;
  • le tipologie di interventi che sono stati identificati per ciascuna area o impianto, suddividendoli tra interventi di demolizione, di bonifica e di smaltimento dei rifiuti prodotti;
  • il costo previsto per le suddette categorie di interventi;
  • la pianificazione di svolgimento degli interventi con la relativa tempistica per il completamento.

Il Piano, ad oggi, contempla circa 18 interventi ritenuti prioritari, per i quali sono in corso le attività di assegnazione degli ordini per l’esecuzione. L’attuazione di tali interventi ha un costo complessivo previsto pari a circa 36 milioni di euro.

Tanto premesso, tenuto conto tra l’altro che allo stato è in corso la procedura concorsuale relativa all’assegnazione a soggetti privati degli asset di Ilva S.p.a. in amministrazione straordinaria, si rappresenta che solo a conclusione di tale procedura con l’individuazione del soggetto aggiudicatario si potrà valutare l’opportunità di istituire un apposito tavolo tecnico di confronto.

 


 

Interpellanza urgente n. 2-1657 presentata dall’On. Bernini ed altri - (Piano del Lupo)

In via preliminare si segnala che la bozza di Piano cui si fa riferimento non è quella in discussione in Sede di Conferenza Stato – Regioni.

Peraltro, la bozza di Piano oggi in discussione supera gran parte delle criticità sollevate, proprio in ragione del costruttivo confronto tecnico fra Amministrazioni centrali e regionali che ha portato alla chiusura tecnica del procedimento.

Rispetto alla possibilità di rendere pubblico il Piano prima della sua approvazione da parte della Conferenza si segnala che di prassi, fino alla chiusura del procedimento, tali atti sono riservati e accessibili solo alle Amministrazioni concertanti.

Riguardo i dati nazionali richiesti, si evidenzia che il lupo in Italia è una fra la specie più studiate e meglio conosciute, con una popolazione minima stimata di 1070 individui per la popolazione appenninica e di 100 individui per la popolazione alpina.

La forte ripresa del lupo negli ultimi decenni ha portato a riconoscere la specie in uno stato di conservazione soddisfacente rispetto ai parametri della Direttiva “Habitat” e a migliorare la sua classificazione da minacciata a vulnerabile nella classificazione della lista rossa IUCN, rappresentando gli esiti di un successo per il nostro Paese.

Per assicurare una maggiore e più coerente gestione e conservazione del lupo, a partire dal 2016 è stato avviato un lavoro per la redazione di un nuovo Piano di azione per il lupo.

L’ultimo Piano redatto da ISPRA, infatti, risaliva al 2002, dunque, sono stati consultati e raccolte le proposte di oltre 70 esperti, per la redazione del nuovo Piano, che è stato costantemente condiviso con ISPRA e coordinato dal Prof. Luigi Boitani, uno dei massimi esperti di lupo di fama internazionale, appartenente all’Unione zoologica italiana.

Il Piano in questione è stato posto in consultazione ai maggiori portatori di interessi ed è il risultato di un lungo percorso di dibattito e condivisione, nonché di diverse riunioni tecniche in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel corso delle quali sono state accolte la maggior parte delle proposte e degli emendamenti formulate dalle Regioni stesse.

I principi fondanti del ‘Piano’ sono la conservazione e tutela della specie ma anche la risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche.

Il ‘Piano’ prevede 22 azioni di conservazione: misure per la prevenzione dei danni da predazione, nucleo antibracconaggio composto dai Carabinieri forestali e dalle polizie locali, l’addestramento di cani al rilievo di bocconi avvelenati, le vaccinazioni dei cani randagi per ridurre l’ibridazione con i lupi e le predazioni altrimenti spesso attribuite ai lupi, oltre ad una più stretta regolamentazione dello strumento delle deroghe al divieto generale di rimozione già previsto dalla legislazione vigente.

Tali deroghe, infatti, sono autorizzabili solo a seguito di precise condizioni e in piena conformità con la normativa comunitaria e nazionale.

Esse non rappresentano assolutamente l’apertura della caccia al lupo o un mezzo di controllo della specie, trattandosi, peraltro, di attività vietate per legge.

Il Piano, a fronte di una serie di strumenti, che sono quelli delineati nelle 22 azioni, non preclude in via assoluta la possibilità del ricorso ad una deroga, che in particolari situazioni critiche potrebbe rappresentare l’unico strumento risolutivo, a condizione che siano stati soddisfatti tutti i prerequisiti previsti.

Tali prerequisiti consistono nella richiesta di deroga avanzata dall’Amministrazione regionale, che quindi ha il pieno controllo sull’attivazione del processo; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti lo stato favorevole della popolazione del lupo e la non incidenza della deroga sulla conservazione della popolazione stessa; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti la messa in opera delle più idonee misure di prevenzione e di controllo del randagismo canino; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti l’assenza di altre soluzioni valide; la documentazione prodotta dalla Regione sull’attuazione delle misure di competenza previste dal Piano.

Sulla base di quanto detto, ISPRA è chiamata ad una valutazione caso per caso e deve accertare la sussistenza di tali requisiti e la piena rispondenza delle condizioni fissate dalla normativa vigente per questo tipo di deroga.

Solo a seguito del parere di ISPRA il Ministero può autorizzare la rimozione di singoli individui, in un contesto che deve mantenere un carattere di eccezionalità.

Pertanto, i passaggi sopra rappresentati evidenziano che si tratta di un procedimento amministrativo molto elaborato, che è sottoposto ad un parere dell’ISPRA e che non costituisce un automatico riconoscimento della deroga.

Si segnala, inoltre, che in sede di riunione tecnica della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 24 gennaio il testo è stato approvato in sede tecnica: è noto infatti che si ponga come punto di compromesso ed equilibrio fra le diverse istanze, ed ha raccolto la piena approvazione da parte di gran parte delle Regioni, in quanto, la sola Regione Lazio – in quella sede - ha espresso perplessità, in particolare sulla parte relativa all’applicazione delle deroghe.

Le azioni di prevenzione rappresentano il nucleo centrale del Piano, nella cui redazione è stato dato particolare risalto a tale aspetto, al fine di aumentarne l’efficacia e l’utilizzo. Tali azioni, inoltre, costituiscono un elemento di fondo irrinunciabile per avanzare l’eventuale richiesta di rimozione di un lupo.

Alla luce delle informazioni esposte, il Ministero dell’ambiente continuerà a operare senza ridurre in alcun modo lo stato di attenzione sul tema.

Il Piano per il Lupo tutela la specie, la difende dai rischi, bilancia il rapporto spesso difficile con le attività umane. E' per questo uno strumento assolutamente irrinunciabile, di elevato valore scientifico.

Mi piacerebbe che su un tema tanto serio per la difesa della nostra biodiversità il dibattito venisse animato proprio da una base scientifica e di buonsenso, non viziato da approcci demagogici senza ragion d'essere.