L’ira di Galletti: troppi soldi fermi “Ma dobbiamo prevenire i disastri”

L’ira di Galletti: troppi soldi fermi “Ma dobbiamo prevenire i disastri”

GIAN LUCA Galletti, responsabile dell’Ambiente, parla al telefono mentre rientra a Roma dopo la visita a Refrontolo. Dalla voce traspaiono, insieme, la commozione per le quattro vite spezzate nella tragedia veneta e un grande rispetto per la gente che, da sabato, lavora per riportare tutto alla normalità. Protezione civile, vigili del fuoco, volontari, cittadini. Subito Galletti premette: “Non sono il ministro del giorno dopo. Quello che va nei posti per dire: ‘Adesso cambiamo tutto, adesso andrà tutto bene perché sono arrivato io’. Non mi appartiene”.

E che cosa è andato a dire in Veneto?

“Ho raccontato quello che è stato fatto e il programma per il futuro. E ho portato la solidarietà del governo per questa tragedia”.

Lo dica anche a noi.

“Emergenze e prevenzione. Questi sono i perni attorno a cui ruota il lavoro. Il primo fronte sono le emergenze, appunto. Fin dal suo insediamento il governo ha stabilito due unità di missione: per l’edilizia scolastica e per il dissesto idrogeologico. Questo significa che, per l’esecutivo, c’è l’indicazione di priorità massima. Per questo motivo e per rendere ogni azione più incisiva, la presidenza del Consiglio ha assunto il coordinamento delle competenze di diversi ministeri. Ora c’è un’unica cabina di regia”.

Poi?

“La semplificazione delle procedure. Abbiamo tolto di mezzo le figure dei commissari per affidare le competenze ai presidenti delle regioni. In questo modo non servono, per gli interventi, 15 diverse autorizzazioni. Ne basta una sola”.

Questo è già in vigore. Ma resta il capitolo risorse.

“Due miliardi e 300 milioni ci sono, anche se il 40% non è utilizzabile per via del patto di stabilità. Gli altri non sono stati spesi”.

Si possono prevedere deroghe?

“Ogni previsione dovrà essere compatibile con la finanza pubblica ma su questo non sono in grado di fare promesse”.

Il secondo capitolo è la prevenzione.

“Fondamentale. L’Italia ha una malattia, lo sappiamo. Questa malattia si chiama dissesto idrogeologico e deriva dalla conformazione morfologica del nostro Paese. Dobbiamo lavorare per curare questa malattia, anche perché la prevenzione costa otto volte di meno di quanto si spende per l’emergenza”.

Anche qui c’è un problema di risorse?

“Credo che potremo destinare a questo capitolo anche risorse europee. Ma non si tratta soltanto di soldi. E’ la cultura che deve cambiare. Il governo ha in mano un piano, un elenco delle priorità del territorio, ha il quadro complessivo delle situazioni e si passerà alla fase operativa proprio in base alle priorità evidenti. Stiamo parlando di interventi che prevedono l’apertura di cantieri e che comporteranno l’esborso di notevoli risorse. Tutto questo porta anche occupazione”.

Ci vorranno anni.

“Ma dobbiamo iniziare e dobbiamo coinvolgere, nella cura della malattia italiana, tutti. Enti locali, imprenditori, cittadini. Perché ognuno di noi deve fare la propria parte avendo attenzione al proprio giardino. Lotta agli ecoreati, all’abusivismo edilizio, al consumo selvaggio del suolo. C’è un ddl in Parlamento su questo tema che è importante sia approvato, così come quello sugli ecoreati. E’ il momento di muoversi. La malattia dell’Italia è grave ma, con l’impegno e con il tempo, sono sicuro che il Paese potrà migliorare”.

Silvia Mastrantonio