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Non chiamiamola più terra dei fuochi

Non chiamiamola più terra dei fuochi

Intervista "Il Mattino" Gian Luca Galletti - Ministro dell'Ambiente
Gerardo Ausiello

Oggi i prodotti della Campania sono sicuri. Ce lo dice la scienza. Non facciamoci più del male da soli”. Non ha dubbi il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Che avverte: “Non voglio mai più vedere cartelli come quello apparso a Sanremo, che con un'irresponsabile leggerezza criminalizzava tutta la Campania e in particolare la sua agricoltura, assoluta eccellenza e ricchezza per tutta l'Italia. Mai più allarmismo, per favore”.

Come giudica i risultati sui siti 4 e 5 dei primi 57 comuni della Terra dei Fuochi?

“Molto importanti perché hanno il merito di fare chiarezza. Dietro c’è il lavoro serio e rigoroso che abbiamo portato avanti con i ministri Martina e Lorenzin, con il presidente Caldoro, il dottor Patrone della Guardia Forestale e le altre istituzioni locali. Era necessario intervenire per chiarire come stanno le cose nelle zone inquinate e dare certezze ai cittadini e a chi lavora in zone sicure. Intendiamoci, di problemi ce ne sono ancora, mi riferisco ad esempio a quello dei roghi. E noi continueremo a lavorare con la massima determinazione. Però per quanto riguarda la sicurezza dei prodotti agricoli, per favore, non danneggiamo ancora il buono dell’Italia che c’è in Campania”.

Restano da analizzare i siti 1, 2 e 3 dei 57 comuni e i siti da 1 a 5 di altri 31 comuni, dove permane il divieto temporaneo di coltivazione. Ma servono tempo e fondi.

“Stiamo procedendo a tappe forzate. Dopo decenni in cui questa parte d’Italia è stata terra di conquista delle ecomafie, dopo che tutta la Campania è stata condannata ingiustamente nell’immaginario collettivo, finalmente si sta operando con metodo. Contiamo di completare le indagini in breve tempo con i fondi necessari. I tempi sono quelli della scienza, noi ci metteremo l’impegno necessario per dare tutte le risposte a chi vive in quelle zone”.

Nelle aree contaminate come si interverrà? Saranno reperiti anche i fondi per le bonifiche? Pensate alla riconversione di alcuni terreni con coltivazioni no food?

“Ora la priorità sono le bonifiche di quei siti. Abbiamo già pronte le linee di indirizzo necessarie per attivarle: le approveremo entro la fine di febbraio ed entreremo cosi nella fase operativa. Ci saranno le risorse economiche necessarie ma anche procedure, come già accaduto inpreparazione di Expo, per tenere lontani gli interessi della criminalità organizzata dai fondi per le bonifiche. Quanto all’uso che si potrà fare dei terreni contaminati, questo dipenderà da tipo di contaminazione, dagli interventi possibili e opportuni. In ogni caso saranno i tecnici agronomi e ambientali a stabilire quale uso si potrà fare di quei terreni una volta decontaminati”.

Come fa ad essere certo che i prodotti campani siano sicuri?

“Perché ce lo dice la scienza. I prodotti della maggior parte della Campania sono sicuri come quelli di tutte le altre regioni. Nel Paese esiste una filiera di controlli sanitari finalizzati in tutto il paese alla verifica di qualità dei cibo che compriamo”.

Intanto i roghi continuano. In un anno sono stati 2500 mentre i piromani individuati solo otto. Il governo ha raddoppiato il numero dei militari in campo ma l'area da presidiare è molto vasta. Serve un cambio di strategia?

“Il raddoppio dei militari sul territorio dimostra ancora una volta che lo Stato c’è. Che è vicino con i fatti e il lavoro, spesso silenzioso, alla gente campana. I roghi sono ancora molti, ma in calo rispetto allo scorso anno. Stiamo lavorando su tutti i fronti e seriamente. E’ un lavoro complicato e difficile: molto più difficile che passare il tempo a polemizzare”.

Un gruppo bipartisan di parlamentari ha sollecitato più volte la modifica della legge sulla Terra dei fuochi perché ci sono alcuni aspetti da rivedere. La legge non ha previsto, in particolare, sanzioni per i mandanti dei roghi ma solo per gli esecutori materiali.

“Le leggi si possono sempre migliorare ed il Parlamento è sovrano. I roghi sono il tassello finale di un sistema di smaltimento criminale dei rifiuti che va perseguito con durezza come fanno le forze dell’ordine e la magistratura impegnate sul territorio”.

Possibile che per sostanze velenose, come la diossina, non ci siano ancora in certi casi valori normati ma solo soglie con limiti d'azione? Perché governo e Parlamento non si attivano in questo senso?

“La diossina è fra le sostanze pericolose più normate. Esistono limiti severissimi nazionali ed europei per la contaminazione di aria, acque, suolo e ovviamente alimenti. La lotta ai roghi nasce proprio dall'esigenza di impedire che nella combustione di rifiuti come le materie plastiche possano disperdersi nell’aria e sui terreni sostanze pericolose, tra le quali proprio le diossine”.

Il disegno di legge che istituisce il reato di disastro ambientale è fermo da un anno in Parlamento. Perché non si riesce ad accelerare l'iter di una norma così strategica e importante?

“Lo dico da mesi alle forze politiche di tutti gli schieramenti: bisogna fare presto, perché il disegno di legge che introduce gli ecoreati nel codice penale è lo strumento di svolta per fermare gli scempi ambientali sul territorio. Il Parlamento sta facendo un buon lavoro, in queste ore siamo arrivati ormai a una fase decisiva”.

Si parla tanto della Terra dei fuochi in Campania ma ci sono tante Terre dei fuochi anche nel resto del Paese, da Nord a Sud, ufficiali e non. Come intervenire a tutela dei territori e della salute delle persone?

“Con la stessa serietà e determinazione con cui abbiamo affrontato l’emergenza della Campania. Da nord a sud monitoriamo costantemente il territorio con strumenti tecnologici avanzati: nessun cittadino deve sentirsi abbandonato”.

 

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