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Question time: le risposte del ministro Galletti su ISPRA, VIA e rischio idrogeologico

Interrogazione a risposta immediata dell’On. Laforgia e altri - (Procedure di finanziamento e di stabilizzazione del personale ISPRA)

La legge 132 del 2016, istitutiva del Sistema nazionale a rete, entrata in vigore a gennaio 2017, ha ridisegnato il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e – quale perno di tale sistema – ridefinito i compiti e le funzioni di ISPRA.

Sono stati, infatti, introdotti nuovi obiettivi ambientali ed è stato attribuito ad ISPRA uno specifico ruolo strategico di coordinamento, introducendo rilevanti innovazioni organizzative e di funzionamento, per assicurare omogeneità ed efficacia all’azione conoscitiva e di controllo pubblico della qualità dell’ambiente.

Tuttavia, per esigenze di contenimento della finanza pubblica, tale legge ha previsto una clausola di invarianza finanziaria. Pertanto, non è stato previsto un incremento del contributo ordinario, come segnalato dal mio Ministero nelle sedi parlamentari.

Per le necessità di ISPRA, il Ministero dell’Ambiente ha già provveduto ad erogare il contributo ordinario, che è stato tutto trasferito all’Istituto in due tranches, per un totale di 80 milioni di euro.

Il mio Ministero, senza venir meno alle proprie funzioni di Amministrazione vigilante, segue con la massima attenzione e partecipazione la situazione organizzativa interna ad ISPRA, partecipando anche agli incontri tra il Dicastero del lavoro e le parti sociali. Viene, inoltre, costantemente informato dagli Organi dell’Ente, i quali hanno fatto presente che presso l’Istituto l’incidenza percentuale dei lavoratori con contratti flessibili rispetto alla dotazione organica è passata, in meno di 10 anni, dal 40% al solo 6%.

Oggi ISPRA conta circa 1.200 unità a tempo indeterminato. Tutti i lavoratori in possesso dei requisiti necessari sono stati ammessi alle procedure di stabilizzazione previste dal decreto legge 101 del 2013.

Più precisamente, su 80 unità di personale con contratto a tempo determinato, 24 sono state inserite nelle procedure di stabilizzazione e si prevede che saranno assunte con contratto a tempo indeterminato entro la fine dell’anno. I restanti 56 lavoratori non hanno maturato i requisiti per partecipare alle procedure in atto e, in ogni caso, trova applicazione la disciplina normativa in materia di contratti di lavoro a tempo determinato.

Dai numeri appena riportati, è chiaro che non si possa parlare di un blocco delle attività in caso di mancata prosecuzione dei rapporti di lavoro interessati.

Ciò non fa certamente venire meno l’attenzione mia e del mio Ministero nei confronti delle persone oggi non rientranti nei percorsi di stabilizzazione.

Il Ministero è parte attiva nella ricerca di soluzioni, tenendo conto tuttavia che l’utilizzo all’interno di ISPRA dei meccanismi di superamento del precariato che il Governo ha introdotto, da ultimo, con la “Riforma Madia” entrata in vigore appena pochi giorni fa, resta subordinato all’individuazione di coperture finanziarie e legato al rispetto della normativa vigente in materia.

 


 

Interrogazione a risposta immediata dell’On. Capelli - (Impianto solare termodinamico “Gonnosfanadiga” - Sardegna)

 

Con riferimento alla realizzazione del progetto in questione, si rappresenta, in via preliminare, che l’intervento è stato sottoposto alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale.

In tale contesto, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA-VAS del Ministero ha espresso un parere di compatibilità ambientale positivo, a condizione che vengano rispettate specifiche prescrizioni.

In particolare, nella sua valutazione la Commissione ha sostanzialmente ritenuto che la realizzazione del progetto è in linea con il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea e del nuovo pacchetto Clima ed Energia 2030 nonché con la normativa nazionale in tema di energie rinnovabili.

La Commissione ha ritenuto, comunque, che l’osservanza del quadro prescrittivo e le limitazioni, mitigazioni e compensazioni previste, garantiscano il superamento degli eventuali possibili impatti derivanti dal progetto in esame.

Il Parere della Commissione VIA prevede infatti un numero consistente di prescrizioni da ottemperare in fase di progettazione, realizzazione ed esercizio dell’opera che riguardano le misure di mitigazione/compensazioni, la gestione delle terre e rocce da scavo, l’ambiente idrico, le misure antincendio,  il monitoraggio ambientale e le radiazioni ionizzanti per quanto riguarda l’elettrodotto interrato connesso all’opera.

In totale sono 12 le prescrizioni principali, ciascuna delle quali è articolata in sotto-prescrizioni di dettaglio che mirano a garantire la compatibilità ambientale nell’opera nel contesto specifico.

Per lo stesso progetto, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo si è espresso con parere negativo, evidenziando, in particolare, che non è stato possibile valutare tutti gli impatti che la costruzione del progetto potrebbe generare sui valori paesaggistici e culturali esistenti.

Al fine di superare il contrasto tra il  parere espresso dalla Commissione VIA-VAS ed il parere del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la questione è stata deferita al Consiglio dei Ministri, per una complessiva valutazione, il cui iter è ancora in corso.

Per completezza di informazione, si segnala che la documentazione progettuale, le osservazioni del pubblico ed i pareri degli Enti interessati dalla realizzazione del progetto, pervenuti nel corso dell’intero iter istruttorio, sono pubblicati sul portale delle valutazioni ambientali del Ministero.

 


 

Interrogazione a risposta immediata dell’On. Daga e altri - (Procedure di revoca finanziamenti mitigazione rischio idrogeologico)

Relativamente alle procedure di revoca previste dall’art. 7 dello “Sblocca Italia” (d.l. 133 del 2014), si evidenzia che a seguito di una pre-istruttoria svolta da ISPRA sulla base dei dati di monitoraggio contenuti nel database ReNDiS,gestito dallo stesso Istituto, gli interventi oggetto di tale procedimento sono risultati 169 e l’importo finanziato corrispondente ammonta a circa 245,5 milioni di Euro.

Tali interventi sono pari al 5,3% di quelli complessivamente finanziati nel periodo 1998-2008.

Il 6 ottobre 2014 il ministero dell’Ambiente ha avviato il procedimento finalizzato alla revoca del finanziamento per quelli in ritardo di attuazione.

All’esito dei successivi accertamenti svolti dall’ISPRA, dalle informazioni fornite dai soggetti beneficiari e dai pareri espressi da parte delle Autorità di bacino territorialmente competenti, risulta che:

- per 55 di questi interventi, sulla base delle informazioni aggiuntive pervenute dai soggetti beneficiari, il procedimento di revoca si è interrotto in quanto si è appurato che, alla data del 30 settembre 2014, risultava di fatto pubblicato il relativo bando di gara o era stato disposto l’affidamento dei lavori;

- per altri 99, il procedimento di revoca si è interrotto a seguito del parere contrario reso dall’Autorità di bacino territorialmente competente;

- i restanti 15 sono stati, invece, oggetto di parere favorevole da parte dell’Autorità di bacino territorialmente competente.

In relazione a questi ultimi 15 interventi, sono in corso di formalizzazione gli atti di revoca, parziale o totale, secondo i casi. La somma complessiva che potrebbe essere recuperata ammonta a poco meno di 7 milioni di Euro, importo che non raggiunge neppure lo 0,5% della somma complessivamente finanziata nel periodo 1998-2008 e verrà reimpiegata per le medesime finalità.

Il mio Ministero continuerà a mantenere alto il livello di attenzione sulla questione, dirimente nella lotta al dissesto idrogeologico, di una spesa efficiente.

Tutti i provvedimenti presi in questi ultimi anni, a partire dalla nomina dei governatori di Regione quali commissari straordinari al dissesto e dall’avvio del nostro Piano strategico, vanno proprio nella direzione di razionalizzare, semplificare, responsabilizzare, saldare un’alleanza tra Stato centrale e  realtà locali di fronte alla grande emergenza della messa in sicurezza delle aree critiche del nostro territorio, puntando su una progettualità ben definita, con tempi e risorse certe.