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Rifiuti, operazioni dei Noe a Udine e Sassari. Sequestro di aree di stoccaggio non in regola e macchinari

Costa: “Grande impegno dei Carabinieri è segnale che nessun reato ambientale rimarrà impunito” 

Roma, 30 novembre. 2018 – Continua il lavoro nei territori dei Carabinieri del Comando Tutela Ambientale che negli ultimi giorni sono  intervenuti in provincia di Udine con dei controlli su di una società operante nell’ambito della produzione di conglomerati cementizi e bituminosi che ha stoccato e gestito in maniera illecita, senza titoli autorizzativi, rifiuti speciali derivanti dalla lavorazione delle miscele bituminose necessarie al ciclo produttivo dell’azienda. Nel corso delle verifiche, infatti, i Carabinieri hanno constatato, all’interno di un’area di circa 1200 metri quadri, la presenza di oltre 4000 metri cubi di rifiuti speciali derivanti dalla lavorazione delle miscele bituminose e un tritovagliatore. Dagli accertamenti è emerso che l’impianto veniva utilizzato per la produzione di conglomerati cementati e bituminosi a freddo alimentato da rifiuti (costituiti da miscele bituminose). Attività non inclusa nell’autorizzazione ambientale (AUA) del sito produttivo. Il titolare della ditta è stato deferito in stato di libertà e si sottoposta a sequestro l’area di stoccaggio e i rifiuti, i rifiuti presenti, nonché l’impianto di trattamento dei rifiuti speciali - per un valore di circa 4 milioni euro - ed infine, il macchinario necessario alle operazioni di  trattamento dei rifiuti.

 

Ieri i NOE di Sassari, , in località Spiritu Santu, hanno dato esecuzione al sequestro preventivo d’urgenza, disposto dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania (SS) di due aree, site all’interno dell’impianto di trattamento e smaltimento  di rifiuti solidi urbani, vaste rispettivamente, 400 e 200 metri quadri, dove erano stati accumulati fanghi di depurazione, dichiarati non pericolosi e dunque trasportati tramite mezzi privi di iscrizione all’Albo Nazionale Gestione Rifiuti e provenienti dalle provincie di Caserta e Napoli, allo scopo di essere sottoposti a processo di biostabilizzazione, per poi impiegarli nella ricopertura di terreni di discarica. Durante l’attività di monitoraggio, avviata fin dal mese di settembre 2018, emergeva che un campione dei fanghi di depurazione conteneva idrocarburi e metalli pesanti, pertanto, secondo la vigente normativa ambientale, doveva essere considerato rifiuto pericoloso, non ricevibile, nè lavorabile presso l’impianto di Spiritu Santu.

 

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ieri si è recato presso la sede del CCTA (Comando Carabinieri Tutela Ambientale) per complimentarsi con il Generale Maurizio Ferla per il lavoro ha dichiarato: “Queste operazioni e i risultati delle indagini sono la dimostrazione della professionalità e del grande impegno dei Carabinieri e anche il segnale che nessun reato ambientale rimarrà impunito”.