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Siccità: da Po a Sardegna, via ai primi sei osservatori. Galletti: passo per la nuova governance

Firmati protocolli per Fiume Po, Appennini Nord-Centro-Sud, Alpi Orientali, Sardegna, a breve la Sicilia. Previsti interventi per quattro diversi scenari di criticità

Roma, 13 lug – Fiume Po, Appennino Settentrionale, Centrale e Meridionale, Alpi Orientali e Sardegna. A pochi giorni dalla riorganizzazione delle Autorità di Distretto, in attuazione del Collegato Ambientale, nascono anche i primi sei Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici nei distretti idrografici, per garantire la gestione sostenibile della risorsa acqua, specie nei momenti di più elevata criticità derivante dai fenomeni di scarsità d’acqua o siccità. Il settimo, quello della Sicilia, verrà siglato nei prossimi giorni.

Alla firma dei protocolli, che si è tenuta oggi al ministero dell’Ambiente al termine di una mattinata di confronto tecnico sull’argomento, erano presenti il ministro Gian Luca Galletti, assessori regionali ed esponenti delle istituzioni interessate, il direttore per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque Gaia Checcucci, i rappresentanti dei ministeri dell’Agricoltura e delle Infrastrutture, il Dipartimento della Protezione Civile, le Autorità di Bacino, Ispra, Istat, Anbi, Anea, Crea, Utilitalia, Assoelettrica.

“Oggi – ha detto il ministro Galletti - facciamo un altro significativo passo avanti nella governance dell’acqua. In un Paese che per troppo tempo non ha amato la programmazione e che in materia di risorse idriche è sembrata una Confederazione poco federata di Stati autonomi, ognuno con le sue regole e i suoi assetti, stiamo dando vita ad un percorso in cui collaborazione pubblico-privato, salvaguardia dell’ambiente e opportunità sociali ed economiche si fondono nell’interesse nazionale. Gli Osservatori – ha aggiunto Galletti  – sono luoghi di conoscenza e di supporto alla pianificazione, che ci aiuteranno nell’obiettivo strategico di far fronte ai cambiamenti climatici, supportando le decisioni che verranno prese per mantenere portate e livelli idrici compatibili con la salute degli ecosistemi e la qualità degli ambienti naturali”.

L’Osservatorio “costituisce – come si legge nei protocolli - una struttura operativa a supporto del governo integrato dell’acqua: in particolare, si occupa di curare la raccolta, l’aggiornamento e la diffusione dei dati relativi alla disponibilità e all’uso della risorsa idrica nei distretti, compreso il riuso delle acque reflue, le importazioni e le esportazioni di risorsa, i volumi eventualmente derivanti dalla desalinizzazione, i fabbisogni dei vari settori d’impiego, con riferimento alle risorse superficiali e sotterranee”. Le attività degli Osservatori sono definite da un programma triennale che individua le azioni da mettere in atto in quattro diversi scenari (non critici, di severità idrica bassa, media e alta) per fronteggiare le varie situazioni e prevenire così le emergenze, con un approccio di tipo preventivo e proattivo.

“Con gli Osservatori – spiega Gaia Checcucci, direttore generale del ministero dell’Ambiente – diamo una risposta innovativa al problema della gestione degli eventi di scarsità idrica, mettendo in atto una misura non strutturale dei Piani di gestione delle acque recentemente approvati, che costituiranno il nuovo masterplan di riferimento nel governo delle risorse idriche. L’Europa, ultimo il Consiglio Ambiente riunito nei giorni scorsi a Bratislava, ha reputato le attività degli Osservatori utili a superare le difficoltà di applicazione sul territorio italiano della Direttiva Quadro in materia di acque: queste potranno garantire finalmente il miglior equilibrio possibile tra le risorse disponibili e i fabbisogno per i diversi usi, in un contesto di sostenibilità ambientale. Con la promozione degli Osservatori si dà, quindi, un primo segnale di attuazione dei Piani di gestione dei distretti idrografici che proseguirà con una serie di attività che la Direzione Generale sta avviando per affrontare a 360 gradi le problematiche della risorsa acqua, con particolare attenzione agli aspetti quantitativi. Non è un caso che il prossimo passo sarà quello di mettere mano, per quanto di competenza, alla metodologia per la definizione dei canoni di concessione prevista dal codice ambientale. Gli aspetti quantitativi non possono infatti essere separati da quelli qualitativi, perché entrambi concorrono al perseguimento degli obiettivi ambientali”.