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Spreco alimentare, Galletti: serve una risposta globale dei governi

Spreco alimentare, Galletti: serve una risposta globale dei governi

L'intervento del Ministro Galletti al Seminario Fao "Reducing food losses and waste to enhance food security and nutrition" 

Buon giorno a tutti,
stamattina ho avuto l’onore d’essere ricevuto da Papa Francesco assieme ai Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea e dei Commissari Vella e Canete, e vorrei riproporre in apertura di questo mio intervento una frase del Pontefice che riguarda il tema di questo nostro incontro.

Il Santo Padre nella sua Enciclica “Laudato Sì” ha scritto che «il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero».  

Anche in questo caso, come sul problema dei cambiamenti climatici, l’Enciclica del Pontefice ha un grandissimo merito, per credenti e non credenti: quello di aver posto la questione dello spreco alimentare nella giusta ottica, quella etica.

Una pre-condizione, quella morale, che dovrebbe muovere le azioni dei governi, ma anche quelle di ciascun individuo, perché evitare lo spreco ha una doppia valenza:

Risparmiare risorse naturali che non sono infinite;
Dare cibo a chi ne ha bisogno e non ha mezzi economici.

Esiste quindi un duplice binario su cui questo tema va condotto, quello dell’educazione ambientale nei confronti della collettività, quello delle iniziative politiche e gli interventi e tecnologici e di programmazione in campo alimentare per minimizzare gli scarti e rendere i cibi utilizzabili (e quindi commestibili) più a lungo soprattutto nel sistema della grande distribuzione occidentale.

Anche perché va sempre ricordato il paradosso di una umanità in cui un miliardo di persone non ha sufficienti risorse alimentari, quindi mangia troppo poco, e 800 milioni di persone sono obese o sovrappeso, quindi mangiano troppo.

E va ribadito sempre anche che se un terzo del cibo viene sprecato, “quel cibo” basterebbe e avanzerebbe per sfamare un settimo della popolazione mondiale che soffre la fame.

L’Italia con l’Expo ha voluto porre il tema della nutrizione al centro del dibattito politico mondiale. “Nutrire il mondo, energia per la vita”, sono temi che hanno un diretto, fortissimo collegamento con lo spreco alimentare. Dal primo maggio la comunità internazionale si interroga sulle soluzioni possibili per una politica alimentare che sia equa ed efficace, su come i diversi paesi possono contribuire ad affrontare questo tema, su come definire un utilizzo razionale e giusto delle risorse naturali che non impoverisca il pianeta e, quindi, la possibilità di nutrire un pianeta che fra pochi decenni conterà 9 miliardi di abitanti.

La FAO è in prima linea in questa battaglia che è collegata e connessa a temi ambientali, sociali, politici. Ormai è evidente a tutti che non ci sono soluzioni settoriali, che non vi sono ricette di un singolo paese, capaci di affrontare problemi globali e interconnessi.

Dobbiamo essere capaci di interventi complessi, di trovare strategie internazionali che tengano conto di fattori molteplici e li affrontino in maniera organica.

Dico questo pensando anche alla Conferenza di Parigi sul Clima che a dicembre metterà attorno ad un tavolo 193 paesi del mondo con l’obiettivo di trovare un’intesa sui cambiamenti climatici. Quell’intesa che tutti auspichiamo non è neutra rispetto al problema dell’approvvigionamento alimentare del pianeta. Il clima condiziona infatti in primo luogo l’agricoltura e le rese dei terreni. Con il surriscaldamento globale avanza la desertificazione e quindi si riducono le aree coltivabili spesso in paesi poveri. Entro 25 anni - se ne parlava proprio ieri ad Expo -  si prevede che la produzione di cibo diminuisca del 12% e che i prezzi degli alimenti aumentino del 30% a livello mondiale come effetto della degradazione del suolo.

L’innalzamento del livello dei mari rischia di ridurre ulteriormente le aree pianeggianti costiere utili per l’agricoltura. 

Ciò, oltre a comportare una riduzione della produzione alimentare, innesca anche quelle “migrazioni ambientali” che è stato calcolato che nei prossimi decenni potranno coinvolgere 250 milioni di persone.

Dobbiamo prendere coscienza che esiste una profonda e diretta interconnessione fra la desertificazione di aree del pianeta causata dai cambiamenti climatici, la insicurezza alimentare che tale fenomeno innesca e il crearsi o acuirsi in quelle aree di condizioni di instabilità politica.

In questo panorama diventa ancor più importante evitare di produrre cibo in eccesso perché produrre più cibo del necessario significa consumare territorio (e sappiamo quanto grave sia il problema della deforestazione anche per il bilancio della Co2 del pianeta).

Significa consumare più acqua che è, e sarà sempre più in futuro, la risorsa più preziosa sulla Terra.

Significa consumare più energia e quindi produrre più gas serra.

Lo spreco alimentare non è quindi solo una pratica immorale nei confronti di chi non ha cibo per sopravvivere.

Lo spreco alimentare è anche spreco di pianeta, è spreco di futuro. E non possiamo permettercelo.

Oggi per fortuna questo tema è uscito dall’ambito della “carità” dove per decenni è stato relegato, delegando un problema epocale alla ammirevole azione di enti di beneficienza religiosi e laici. Oggi lo spreco alimentare è diventato un problema all’ordine del giorno nell’agenda internazionale e si lavora su progetti e tecnologie, su strategie macro-economiche e su soluzioni concrete in materia di organizzazione delle produzioni, di interventi nella catena della distribuzione, nelle metodologie di conservazione dei cibi.

Quest’anno in Italia, a valle del nostro semestre di Presidenza dell’Unione Europea, abbiamo inteso imprimere una spinta significativa su questo tema in concomitanza con Expo promuovendo la “Carta di Bologna” che in 11 punti delinea una serie di interventi che i governi possono mettere in atto per fronteggiare gli sprechi alimentari, adeguare sulla conservazione degli alimenti e incoraggiare la donazione degli cibi invenduti ma ancora commestibili a enti di beneficenza e persone in difficoltà, attraverso la semplificazione e l’armonizzazione del quadro di riferimento normativo procedurale, fiscale, sanitario, garantendo altresì la sicurezza e la qualità degli alimenti.

La Carta di Bologna è stata recepita dalla “Carta di Milano” che rappresenta l’eredità politica dell’EXPO 2015 e che è stata sottoposta alla sigla dei paesi che partecipano all’Esposizione Universale, in cui si sottolinea l’impegno ad azioni concrete contro lo spreco alimentare non solo da parte delle istituzioni ma anche dei soggetti economici.

Al contesto internazionale della FAO l’Italia offre anche buone pratiche politico-amministrative come quelle del PINPASS, Piano Nazionale di Prevenzione degli Sprechi Alimentari e cui ha fatto seguito la firma di un protocollo d’Intesa fra Ministero dell’Ambiente e Associazione dei Comuni Italiani (ANCI) per la diffusione sul territorio nazionale delle buone pratiche e della cultura anti-spreco.  

Io credo che l’appuntamento di oggi qui alla FAO faccia segnare un ulteriore passo avanti sulla evoluzione della consapevolezza dell’esigenza di una efficace contrasto allo spreco alimentare a livello internazionale, e proponga importanti spunti di riflessione anche sotto il profilo tecnico giuridico.

La sfida per una umanità migliore e per un mondo più giusto passa anche dalla capacità della collettività umana di risparmiare cibo e risorse e distribuire a tutti il necessario per vivere.

E’ la nostra sfida, è la sfida per costruire un modello di progresso nuovo e più equo.