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Trattato Internazionale sulle Risorse fitogenetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura

La conservazione e l’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura sono la chiave per assicurare che il pianeta possa produrre sufficiente cibo per alimentare nel futuro la crescente popolazione mondiale.

Le origini del Trattato Internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l'alimentazione e l'agricoltura (di seguito Trattato Internazionale) risalgono agli anni ’70, quando lo sforzo maggiore era quello di mitigare le tensioni relative all’accesso alle risorse genetiche vegetali.

Gli obiettivi del Trattato Internazionale sono:

  • riconoscere l’enorme contributo degli agricoltori nella conservazione delle colture che alimentano il pianeta;
  • stabilire un sistema globale che consenta agli agricoltori, ai selezionatori di materiale vegetale e ai ricercatori di accedere facilmente e gratuitamente al materiale genetico vegetale;
  • assicurare che i vantaggi provenienti dal miglioramento vegetale o dall’uso di biotecnologie siano condivisi con i Paesi di origine del materiale.

 

La Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), in occasione del sesto incontro tenutosi in Olanda nel 2002, ha adottato la Decisione VI/6 sul Trattato Internazionale, riconoscendone l’importanza del ruolo, in armonia con gli obiettivi della CBD, per la conservazione e l’utilizzo sostenibile della diversità biologica agricola, per facilitare l’accesso alle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura e per una corretta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione.

Il Trattato Internazionale, frutto di diversi anni di negoziato, è stato adottato a Roma il 3 novembre 2001 dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO ed è stato ratificato dal Parlamento italiano con legge n. 101 del 6 aprile 2004.

Il Trattato Internazionale e il Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo


La legge di ratifica n. 101/2004 affida alle Regioni e alle Province Autonome le competenze in merito all’attuazione ed esecuzione dello Trattato Internazionale e al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) il compito di monitorare gli interventi effettuati dalle Regioni e Province Autonome e riferire sul piano internazionale circa lo stato di applicazione del Trattato stesso.

Nel 2008 il MIPAAF ha prodotto con le Regioni e le Province Autonome il Piano Nazionale sulla Biodiversità di interesse agricolo con l’obiettivo generale di: "coordinare l’insieme delle iniziative e dei rapporti con gli Organismi nazionali ed internazionali che si occupano di biodiversità in agricoltura e nonché di dare alle Regioni e Province autonome, chiamate all’attuazione del Trattato FAO dalla L. 101/2004, concrete risposte alle problematiche emerse al fine di tentare di introdurre un sistema nazionale di tutela della biodiversità agraria, capace di riportare sul territorio in modo efficace, gran parte della biodiversità scomparsa o a rischio di estinzione, a vantaggio della tutela dell’ambiente, di un’agricoltura sostenibile e dello sviluppo."

Il Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo, approvato in Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 14 febbraio 2008 (Atto di repertorio n. 24/CSR), prevede, con il coordinamento del MIPAAF, "l’istituzione di un Comitato permanente relativo alle risorse genetiche, finalizzato al raggiungimento coordinato di un sistema di tutela nazionale, capace di riportare sul territorio gran parte della biodiversità agraria scomparsa, a rischio di estinzione, a vantaggio dello sviluppo rurale nell’ambito di un’agricoltura sostenibile."

Al Comitato Permanente partecipano due rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, un rappresentante del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, un rappresentante del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, sei rappresentanti delle Regioni e Province autonome.

Secondo quanto contenuto nel Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo saranno attuate a livello nazionale iniziative, distinte in tre fasi, riguardanti:

  • Fase A: livello nazionale, strumenti operativi minimi e condivisi - istituzione di un Gruppo di lavoro per la Biodiversità in Agricoltura ;
  • Fase B: livello territoriale, possibili progetti interregionali;
  • Fase C: attivazione dell’Anagrafe nazionale delle varietà e razze-popolazioni locali.

 

Per dare attuazione alla Fase A, nel Gennaio 2010 é stata formalizzata la costituzione del Gruppo di Lavoro per la Biodiversità in Agricoltura (GLBA); il GLBA ha prodotto tre distinti manuali con le linee guida per la conservazione in situ,on farm ed ex situ della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse agrario:

Gruppo Microorganismi
Gruppo Vegetale
Gruppo Animale

Le linee guida elaborate sono indirizzate alle Regioni ed ai loro tecnici che a loro volta dovranno utilizzarle per guidare gli agricoltori ed altri soggetti interessati alla conservazione mediante metodologie comuni, standardizzate e condivise.

Tali manuali, in corso di approvazione in sede di Conferenza Stato Regioni, costituiranno un quadro di riferimento scientifico e tecnico, coerente con i principi nazionali ed internazionali con il preciso obiettivo di favorire, nel caso specifico delle risorse tipiche vegetali, l’implementazione, da parte delle Regioni e Province Autonome, del Trattato Internazionale FAO per le Risorse Genetiche Vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Legge n. 101/2004).

Il Trattato Internazionale e le risorse genetiche vegetali nella Strategia Nazionale della Biodiversità


Nonostante la riconosciuta importanza per la sopravvivenza umana e le azioni messe in gioco per preservarla, l’agrobiodiversità va incontro a fenomeni di erosione genetica. Nelle attuali pratiche agricole molte varietà tradizionali di piante sono state sostituite da un numero ridotto di varietà commerciali moderne ed estremamente uniformi.

In tale contesto le vecchie popolazioni locali perfettamente adattate al loro ambiente, le cultivar commerciali ormai obsolete, le linee già impiegate nel lavoro di breeding e ora scartate, costituiscono un patrimonio di variabilità genetica irripetibile, la cui perdita non può essere rimediata. Come evidenziato nel preambolo del Trattato Internazionale e ripreso nel suo articolato, la conservazione, la ricerca, la raccolta, la caratterizzazione, la valutazione e la documentazione delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura sono essenziali per la realizzazione di uno sviluppo agricolo sostenibile.

La Strategia Nazionale della Biodiversità (SNB), approvata nell’ottobre 2010 in occasione dell’Anno internazionale per la Biodiversità, dedica specifiche aree di lavoro alle Risorse genetiche e all’ Agricoltura, prendendo in esame sia gli aspetti legati alla conoscenza, alla conservazione ed all’uso sostenibile delle risorse genetiche presenti sul nostro territorio, sia gli aspetti legati all’uso sostenibile della biodiversità agricola e alla tutela e promozione di specie locali e autoctone.

L’articolo 5 del Trattato Internazionale, "Conservazione, ricerca, raccolta, caratterizzazione, valutazione e documentazione delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura", stabilisce che ogni Parte contraente in collaborazione con altre "promuove, se del caso, un approccio integrato alla ricerca, alla conservazione e all’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura" adoperandosi, relativamente alle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura, per censirle e inventariarle, per promuoverne la raccolta e l’informazione delle risorse citogenetiche in pericolo o potenzialmente utilizzabili; per incoraggiare o sostenere gli sforzi degli agricoltori e delle comunità locali per la loro gestione e conservazione in azienda, "in situ" ed "ex situ".

In linea con tale disposizione, la SNB nell’area di lavoro "Risorse genetiche" individua, tra gli altri, l’obiettivo specifico 2 per "promuovere la conoscenza sul patrimonio nazionale e internazionale delle risorse genetiche, le forme di uso sostenibile, l’analisi del loro contributo all’economia nazionale, nonché del patrimonio di conoscenze tradizionali legate al loro utilizzo" e tra le priorità d’intervento "l’incentivazione della ricerca scientifica e tecnologica riguardante il patrimonio nazionale delle risorse genetiche (natura, distribuzione, stato di conservazione), le forme di uso sostenibile, l’analisi del loro contributo all’economia nazionale, nonché del patrimonio di conoscenze tradizionali legate al loro utilizzo".

All’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura è dedicato l’articolo 6 del Trattato Internazionale, a tale fine le Parti contraenti adottano politiche e disposizioni giuridiche adeguate. Tra le diverse misure che il Trattato indica per sostenere un uso sostenibile delle risorse fitogenetiche vi è:

  • l’elaborazione di politiche agricole che incoraggino la realizzazione e il mantenimento di sistemi agricoli diversificati
  • la promozione di una maggiore utilizzazione delle piante coltivate, delle varietà e delle specie sottoutilizzate, locali o adatte alle coltivazioni locali
  • un maggior uso di diverse varietà e specie nella gestione, conservazione e uso sostenibile delle piante coltivate in azienda e stabilire dei legami tra selezione vegetale e sviluppo agricolo per ridurre la vulnerabilità delle piante coltivate e l’erosione genetica.

 

La SNB riprende tali misure negli obiettivi specifici e nelle priorità di intervento dell’area di lavoro 3 dedicata all’Agricoltura. Con riferimento alla conservazione della biodiversità alcune delle principali criticità del settore agricolo sono rappresentate, dall’abbandono di pratiche agricole tradizionali e dall’utilizzo di tecniche agricole non sostenibili. La SNB individua, pertanto, priorità d’azione che favoriscono la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità agricola, anche attraverso la diversificazione delle produzioni, la diffusione degli avvicendamenti e delle rotazioni e di tutte le pratiche agronomiche e di gestione delle colture più conservative, il sostegno alla diversità degli agroecosistemi e la tutela e la salvaguardia delle risorse genetiche soggette a erosione genetica.