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Il cambiamento climatico, opportunità per la cooperazione

Roma, 24 gen - E’ un nuovo paradigma di cooperazione quello delineato nel corso della Conferenza Nazionale sulla Cooperazione allo Sviluppo che si è tenuta dal 24 al 25 gennaio  presso l’Auditorium di Roma; un paradigma che si lascia alle spalle l’idea di un mondo auspicabile da realizzare in un futuro prossimo e si avvicina piuttosto ad un concetto di etica su cui impiantare fin da subito la crescita di ciascun individuo.

Nel vocabolario corrente dello sviluppo, entrano termini mutuati dall’Agenda 2030 e dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.  Sono i termini propri anche dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dal CIPE - il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica -  il 22 dicembre 2017 a seguito di un complesso processo di consultazione multilivello.

Tre, in particolare, le parole chiave uscite dalla Conferenza.

Intersettorialità: ovvero l’inscindibile legame tra la dimensione sociale, economica e ambientale dello sviluppo sostenibile.

Interdipendipendenza: non c’è stabilità dell’Europa senza stabilità dell’Africa e non è possibile gestire da soli fenomeni globali come il cambiamento climatico.  Pertanto, la cooperazione deve essere pensata in termini di ‘co-sviluppo’ e non come un mero ‘trasferimento’ di beni e risorse dai paesi ricchi ai paesi poveri. Come ha ricordato il Ministro Galletti: “Dalla consapevolezza di essere un unico sistema dipende la necessità del dialogo. L’Ambiente è la prova che i problemi si risolvono solo se si dialoga e il successo dell’Accordo di Parigi lo dimostra. Il clima infatti, come esplicitato anche nell’Enciclica ‘Laudato si’ rappresenta un bene comune di tutti e per tutti”.

Partenariati:  non solo Governi, banche di sviluppo e organizzazioni internazionali, ma anche imprese, società civile, diaspore, autorità locali, fondazioni, centri di ricerca e università, nei diversi paesi legati dai processi di cooperazione,  sono a pieno titolo agenti di sviluppo. Un sistema multi-attoriale è alla base di tre ingredienti decisivi per il successo della cooperazione allo sviluppo, richiamati dal Direttore Generale Francesco La Camera: l’ownership di progetti e programmi, inscindibile dai processi partecipativi; il Leverage  della finanza privata; una cooperazione multilaterale, svolta in particolare con le Banche di Sviluppo, che lavori per quella bilaterale e ne promuova impatti positivi e risultati.

La Conferenza è stata anche l’occasione per comunicare come, nell’ambito del nuovo contesto internazionale delineato dall’Agenda 2030 e dall’Accordo di Parigi, il Ministero dell’Ambiente giochi un ruolo attivo con risorse proprie: 35 accordi di partenariato, 50 Paesi coinvolti, 50 progetti approvati nel biennio 2015-16,  un supporto finanziario alla lotta al cambiamento climatico pari, nello stesso biennio, a circa 216 milioni di euro, di cui oltre 98 milioni di euro destinati alla cooperazione bilaterale e circa 118 milioni di euro a quella multilaterale. Questi i dati di una cooperazione che rivolge particolare attenzione ai Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici, quali i Piccoli Stati Insulari e i Paesi dell’Africa, e che intende promuovere il sistema Italia e le tecnologie verdi su un piano internazionale. Si tratta di un impegno che è destinato a crescere nel prossimo futuro. Con l’Accordo di Parigi, infatti, i Paesi Sviluppati hanno confermato l’impegno di versare 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 e di estendere tale periodo fino al 2025. Dopo questo periodo verrà stabilito un nuovo obiettivo più consistente. Rispetto all’obiettivo dei 100 miliardi, l’Italia, in particolare, si è impegnata a mobilitare 4 miliardi di dollari, nel periodo 2015-2020.

Pe ulteriori informazioni su accordi e progetti promossi dal MATTM, consultare la pagina: http://www.minambiente.it/pagina/accordi-di-collaborazione-bilaterale-e-multilaterale

 

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