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Spreco alimentare: al via la sesta campagna europea di sensibilizzazione

Domani la terza giornata  nazionale di prevenzione dello spreco

ROMA -  Lo spreco alimentare sul pianeta costa ogni anno 1.000 miliardi di dollari. Una cifra vertiginosa, che sale a 2.600 miliardi se si considerano i costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale. Ogni anno l'UE getta 90 milioni di tonnellate di cibo e ogni giorno in Europa si sprecano 720 Kcal di cibo a persona. In Italia, lo spreco di cibo domestico - dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura - vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato (Rapporto Waste Watcher 2015). Alla vigilia della 3^ Giornata nazionale di prevenzione dello spreco - venerdì 5 febbraio 2016 – Last Minute Market annuncia l’avvio della 6^ edizione della campagna europea di sensibilizzazione “Spreco zero. Un anno contro lo spreco”, attiva dal 2010 fra l’Italia, Bruxelles,e Strasburgo, dove ha lungamente dialogato con le istituzioni di riferimento per promuovere l’adozione di provvedimenti comuni agli Stati membri e fissare obiettivi chiave, dal dimezzamento dello spreco nei Paesi europei entro il 2025 (entrato nella Risoluzione europarlamentare del gennaio 2012) alla richiesta di proclamazione dell’Anno europeo contro lo spreco alimentare.  Presentata a Roma in occasione della manifestazione “Alimentare la salute” promossa dalla Fondazione Enpam, la campagna Spreco zero 2016 si focalizza innanzitutto sulla conservazione del cibo come misura essenziale di prevenzione, tema dell’ultima indagine dell’Osservatorio nazionale Waste Watcher (Last Minute Market / Swg), promossa con l’Istituto Italiano Imballaggio.

«Studiare meglio le cause e i comportamenti dei consumatori è il primo passo per garantire policies adeguate di prevenzione dello spreco – ha affermato alla presentazione di Roma il fondatore di Last Minute Market Andrea Segrè, presidente del Comitato tecnico-scientifico per il piano nazionale di prevenzione dei rifiuti (Min. Ambiente) - Per questo la campagna europea di sensibilizzazione Spreco Zero andrà quest’anno alla radice  dello spreco domestico, che incide in misura rilevante sul fenomeno fino allo 0,5% del Pil italiano. Il 2016, incrociato al nuovo progetto Reduce, sarà l’anno del monitoraggio dei ‘Diari di famiglia’: rilevazioni scrupolosamente annotate da famiglie campione, che indicheranno con precisione la misura quali-quantitativa dello spreco ad ogni pasto e spiegheranno come il cibo gettato viene di volta in volta smaltito. Un’indagine che avrà la validazione scientifica dell’Università di Bologna – Distal e che, sulla base dei primi pilote test avviati nel 2015, permette già di affermare che lo spreco di cibo domestico reale e’ circa il 50% superiore a quello percepito e dichiarato nei sondaggi. Ne deriva che gli italiani, a livello domestico, sprecano effettivamente ca. 13 miliardi € ogni anno. E’ su questa sfera che vogliamo agire con una capillare campagna di sensbilizzazione».

«La lotta agli sprechi e alle perdite alimentari – sottolinea il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Barbara Degani - gioca un ruolo decisivo sia per la riduzione dell’impronta ambientale della produzione alimentare, sia nell’assicurare un’adeguata disponibilità di cibo per le generazioni attuali e future. In questo contesto, tra le criticità fatte emergere dal PINPAS (il piano promosso dal MATTM) in questi anni, spicca la mancanza di indicatori omogenei nazionali/europei per la definizione della problematica e di strumenti per la misurazione dell’efficacia di misure di prevenzione ed intervento. A questo si aggiunge la mancanza di piani coordinati di educazione e comunicazione e di accordi tra gli attori della filiera, che rendono frammentarie le azioni atte al contenimento dello spreco. Questi aspetti sono il cuore della campagna Spreco Zero e di tutte le altre azioni previste dal progetto Reduce. È bene sottolineare che, fra le iniziative che sta portando avanti il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, c’è anche l’educazione ambientale nelle scuole. Riteniamo necessario che sul tema alimentazione e spreco le coscienze siano formate fin dai primi anni di età».

«L’inchiesta Waste Watcher 2016 – spiega il curatore Maurizio Pessato, presidente di Swg - porta i packaging in prima linea nella lotta allo spreco alimentare: l’85% dei consumatori è consapevole dell’importanza dell’imballaggio rispetto alla conservazione o deperibilità del prodotto, per il 64% il packaging è addirittura ‘indspensabile’ e il 93% dichiara di scegliere il pak sulla base della sua funzionalità, oppure della possibilità di riutilizzo (90%). Ma c’è di più: il 56% dei consumatori – più di un italiano su 2 - ha dicharato di essere disposto a “pagare qualcosa di più per avere imballaggi che aumentino la probabilità di utilizzo del prodotto, riducendone di conseguenza lo spreco». Waste Watcher ha monitorato con la nuova inchiesta anche le abitudini di acquisto dei consumatori italani: la spesa si fa nei supermercati o ipermercati, è la grande distribuzione a tenere banco per il 90% dei consumatori mentre solo il 9% degli italiani acquista nei piccolo negozi o dal produttore; la spesa è quotidiana oppure si rinnova ogni 2/3 giorni (69%), solo il 27% degli italiani pratica la grande spesa settimanale: questo per avere prodotti sempre freschi e limitare lo spreco degli aliimenti. Le confezioni si preferiscono piccole (64%) per prevenire lo spreco che infatti colpisce in prevalenza le confezioni grandi aperte da tempo (62%).  E’ plebiscitaria l’attenzione alla data di scadenza nelle etichette (91%), per le quali si richiedono informazioni chiare e dettagliate (ingredienti, provenienza, tracciabilità). E quanti rifiuti produce lo spreco domestico in Italia, e in Europa? Nel nostro Paese si parla di 30 milioni di tonnellate: 1/7 circa di quanto avviene nell’insieme dei Paesi Ue. Spiega Marco Sachet, direttore dell’Istituto Italiano Imballaggi: «Il packaging è uno degli strumenti fondamentali per ridurre lo spreco di alimenti, come afferma e dimostra la FAO. Nei Paesi in cui mancano le tecnologie per contenere, proteggere, conservare ma anche trasformare e trasportare gli alimenti di base, questi vanno perduti fino al 90% prima di poter essere fruiti. Ma i consumatori tendono a focalizzare l’attenzione solo sulla parte di vita degli alimenti che si svolge dal momento dell’acquisto al momento della fruizione: il packaging agisce anche prima, invece, a monte: per questo è la garanzia della corretta conservazione del cibo. Dall’acquisto in poi la parte più consistente dello spreco di alimenti è collegata ai comportamenti dei consumatori: non sempre virtuosi nella gestione dei cibi a casa. Per questo è fondamentale che I cittadini guardino al packaging come a uno strumento chiave in funzione di prevenzione dello spreco del cibo: l’unico modo per incrementare ulteriormente l’efficienza della sua funzione è un cambiamento delle abitudini del cittadino/consumatore. Non c’è packaging intelligente che tenga se non prestiamo attenzione in prima persona alle regole di conservazione del cibo dopo il suo acquisto».
       
«Il tema degli sprechi e delle perdite alimentari – spiega Luca Falasconi, curatore del progetto Reduce - ha assunto un’importanza crescente nel dibattito internazionale sulla sostenibilità dei modelli di produzione e consumo. L’attenzione è giustificata dalla dimensione assunta dal fenomeno a livello globale:  ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano (dati FAO). È proprio in tale contesto che si inserisce il progetto Reduce, proponendosi di contribuire alla riduzione degli sprechi alimentari a livello nazionale coerentemente con il percorso intrapreso fino ad oggi con il Pinpas, e la Carta di Bologna, seguendo tre direttici principali quella della ricerca, quella dell’educazione e quella della comunicazione. Proprio la comunicazione attraverso la campagna Spreco Zero permetterà di veicolare gli strumenti e i metodi che il percorso educativo adotterà, e i risultati che la ricerca potrà raggiungere».

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