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Strumenti volontari per l'adattamento locale: il potenziale delle PPP come i contratti di fiume

Marrakech, nuove partnership per l’adattamento locale dal side event “Strumenti volontari per l’adattamento locale: il potenziale delle PPP e il caso dei contratti di fiume”. 

La pratica dei contratti di fiume è stata introdotta in Francia e Belgio già all’inizio degli anni 1980 e si è diffusa sensibilmente anche in Italia dove la legge nazionale ha recentemente riconosciuto i contratti di fiume nel “codice ambientale” quali strumenti partecipativi volontari che concorrono all’attuazione delle direttive acqua ed alluvioni. Anche altre regioni del mondo hanno visto applicazioni di questo strumento o di altri metodi partecipativi assimilabili per la gestione integrata della risorsa idrica. 

L’applicazione dei contratti di fiume ai fini della gestione dell’acqua e dei territori circostanti con il coinvolgimento degli attori interessati fornisce un’opportunità di grande ausilio per l’attuazione delle strategie e dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici a livello regionale e locale, che alcune regioni ed enti territoriali stanno sviluppando in questo periodo e che già erano state discusse in occasione della scorsa COP21 a Parigi.

I contratti di fiume costituiscono uno strumento ancora parzialmente inesplorato per quanto riguarda un utilizzo strumentale all’attuazione dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici. Tuttavia, sono già stati applicati in diversi contesti geografici in tutto il mondo.

Tra le caratteristiche più interessanti vi è il coinvolgimento “strutturale” all’idea di contratto di diverse categorie di attori che realizzano di fatto un partenariato pubblico privato (PPP): enti pubblici non statali, settore privato, società civile potenzialmente in grado di realizzare le misure di portata locale e individuale che sono alla base della costruzione di territori resilienti. Nell’applicazione di questi strumenti la società civile, ove opportunamente coinvolta, è sicuramente protagonista oltreché il primo destinatario dei Contratti di Fiume. I contratti di fiume sono in grado di promuovere una crescita della consapevolezza del valore dei beni ambientali e della loro importanza per la qualità della vita dell’uomo e stimola quindi all’azione individuale in settori –quali ad esempio la sicurezza idraulica- in cui tradizionalmente si è esclusivamente delegata la responsabilità al settore pubblico.

In alcuni contesti istituzionali, come quello italiano, i contratti di fiume hanno trovato una regolamentazione precisa, infatti oltre alla loro definizione, riportata nel Codice per l’ambiente (articolo 68 bis), sono stati stabiliti i requisiti di base, elaborati dal Ministero dell’Ambiente insieme con ISPRA e il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume (2015) – presentati in questa occasione –. In altri Paesi, questi strumenti di “governance” sono declinati in modo diverso partono dal basso ossia nascono spontanei e volontari, fuori dalle istituzioni, finalizzati alla creazione di collaborazione di enti e vari attori, pur richiedendo poi, quasi come “conditio sine qua non”, la presenza istituzionale come “motore” dell’iniziativa e garanzia di relativo successo. 

Tuttavia la costruzione di un nesso solido tra contratti di fiume e piani di adattamento ai cambiamenti climatici a livello regionale e locale richiede, allo stato delle cose, un consolidamento di natura cognitiva e tecnica, ma anche istituzionale. Proprio nel campo della sperimentazione istituzionale alcuni governi non-statali si stanno cimentando con iniziative pionieristiche, che vedranno un più completo sviluppo nei prossimi mesi. 

Attraverso una rassegna di esempi di attuazione di contratti di fiume realizzati a diversi livelli e in regioni del mondo anche molto diverse tra loro, la discussione sviluppata a Marrakech intende costruire una connessione tra misure di adattamento e contratti di fiume, anche a livello transfrontaliero. 

In questo contesto organizzato con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente, promosso dalla Regione Abruzzo, con il supporto scientifico di EURAC research sono state presentate esperienze italiane (i piani di adattamento regionale dell’Abruzzo e della Lombardia e alcuni contratti di fiume attivi in queste aree), francesi (il bacino fluviale dell’Artois-Picardie), macedoni e marocchine (il contratto di falda dell’area del Souss-Massa), sottolineando il rilievo originariamente dato alla creazione di resilienza nell’ambito di questi strumenti e il potenziale inespresso in termini di efficacia ed efficienza dello strumento del contratto di fiume ai fini dell’attuazione di politiche e misure per l’adattamento locale ai cambiamenti climatici.

Inoltre, a partire dagli elementi emersi nel corso del side event si intende comprendere meglio e approfondire il ruolo degli attori non-statali, e in particolare del settore privato (agricoltori, public utilities, turismo, etc.), nell’attuazione delle misure di adattamento, il loro contributo alla generazione di resilienza del territorio e quindi di crescita economica, reddito e sicurezza dei residenti – classicamente considerate politiche pubbliche, ma che oggi possono essere significativamente rafforzate dai partenariati con il settore privato e la società civile, secondo modelli ancora in parte inediti che richiedono di essere esplorati sul piano scientifico e testati sul territorio da parte di enti pubblici innovativi.

Il side event è un punto di partenza per una riflessione più generale e per l’assunzione di iniziative di policy da parte di enti pubblici non-statali, in linea con gli strumenti a disposizione (linee-guida, letteratura scientifica, esperienze), che possano fornire informazioni circa i benefici che possano derivare ai diversi soggetti partecipanti a un contratto di fiume, fornire incentivi all’azione anche degli attori più tradizionalmente restii alla partecipazione e spiegare gli effetti in termini di benessere e sviluppo sostenibile di un’applicazione efficace di questi strumenti.

La sede della COP22 di Marrakech consente di dare visibilità globale a questa fortunata pratica e di trovare occasioni e partner disponibili a testare i contratti di fiume in attuazione di misure locali per l’adattamento ai cambiamenti climatici specialmente in quelle zone del mondo dove la domanda di azioni di adattamento è elevata e questi strumenti presentino relativa facilità di attuazione, valorizzando l’esperienza italiana e internazionale disponibile.

I risultati del side event e le esperienze dei governi regionali in tema di contratti di fiume e adattamento locale ai cambiamenti climatici che sono state presentate possono confluire nell’ambito della COPMED, promossa da governi regionali in ambito MENA, in cui si auspica una maggiore partecipazione dell’Italia che è stata colta dai rappresentanti delle regioni presenti.

Proprio in questa occasione si è verificato quindi che tutti i livelli amministrativi devono far confluire le rispettive strategie in azioni partecipate al fine di conseguire gli obiettivi concordati a livello internazionale e anche obiettivi più ambiziosi. Ciò richiede una governance multilivello che consideri come prioritari gli obiettivi comuni, da conseguire congiuntamente, coniugando le azioni dei diversi livelli amministrativi e degli altri stakeholder coinvolti con regolarità e processi decisionali strutturati.

Inoltre, i partecipanti propongono di istituire un network volontario tra loro attraverso cui continuare lo scambio di esperienze, soprattutto con riferimento alle principali esigenze emerse durante il dibattito in termini di coordinamento verticale, efficace partecipazione degli stakeholder alla governance dei contratti di fiume, sistemi di controllo dell’attuazione dei contratti di fiume e delle Direttive comunitarie in materia di acqua, metodi per un efficace coinvolgimento del settore privato attraverso il ricorso alle PPP, elaborazione di politiche d’incentivo alla partecipazione di soggetti privati e non-statali a iniziative in grado di aumentare la resilienza territoriale.

A questo fine, i risultati dell’incontro saranno trasferiti anche a livello locale, secondo modalità da definirsi, per dimostrare che le discussioni della COP22 devono coinvolgere i cittadini, le imprese e tutti i livelli amministrativi rilevanti nell’attuazione di misure per la resilienza.

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