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Quali sono i vantaggi per un'azienda?


L'impiego del CDM presenta molti vantaggi per l'Italia e le imprese italiane. Ciò soprattutto in considerazione degli elevati costi che si dovrebbero sostenere per migliorare ulteriormente l'efficienza energetica dei nostri processi industriali e ridurre le emissioni di gas serra: a parità di riduzione, è molto meno oneroso intervenire nei paesi in via di sviluppo dove spesso sono presenti impianti caratterizzati da bassa efficienza ed obsoleti, rispetto ad interventi in Italia dove i costi marginali di abbattimento sono più alti. Oltre ai già citati vantaggi per il nostro paese riguardo l'uso dei meccanismi flessibili in generale, i vantaggi che un'azienda può ottenere dalla partecipazione ad un progetto CDM sono diversi:

  • Miglioramento della redditività di un investimento potendo contare sul ricavo che deriva dalla vendita dei CERs
  • Esplorazione e potenziale allargamento nei nuovi mercati dei paesi emergenti
  • Riduzione dei costi di adempimento di misure nazionali potendo sfruttare la differenza fra i costi marginali di abbattimento
  • Miglioramento dell'immagine aziendale percepita dalla opinione pubblica

 

 

Come posso quantificare il ricavo aggiuntivo?


La quantificazione monetaria del ricavo aggiuntivo che si può ottenere da un progetto CDM dipende in linea generale da due fattori:

  • Il numero dei crediti generati (CERs) è pari alla differenza fra le emissioni ipotizzate in uno scenario di riferimento e le emissioni realmente monitorate durante il ciclo di vita del progetto. Lo scenario di riferimento (baseline) è quello che si sarebbe avuto in assenza dell'attività progettuale.
  • Il prezzo dei crediti non è fissato e sarà stabilito dal mercato anche in funzione delle altre unità del Protocollo di Kyoto. Esperienze pilota indicano che il potenziale range di oscillazione del prezzo è fra 3-10 ?/TonCO2eq. Altri studi e simulazioni numeriche effettuate indicano un prezzo variabile fra i 7 e i 40 ?/Ton CO2 eq a secondo degli scenari ipotizzati.

Unitamente ai benefici derivanti dall'utilizzo dei progetti CDM, vi sono anche alcune voci di costo da tenere in considerazione genericamente definite costi di transazione. I costi di transazione si compongono dei costi associati alla produzione della documentazione di progetto, all'implementazione del piano di monitoraggio, alle procedure di valutazione e verifica, ai costi di registrazione e di eventuale intermediazione per la vendita dei crediti. Tali costi costituiscono una piccola percentuale del ricavo aggiuntivo, anche se una loro quantificazione monetaria dipende dalle dimensioni e tipologia del progetto.

 

Illustrazione dei crediti generati da un progetto CDM

Fig. 2 Illustrazione dei crediti generati da un progetto CDM

 

 

Quali sono le tipologie di progetto ammissibili per il CDM?


Il Protocollo di Kyoto non limita le tipologie di progetti che possono essere registrati come progetti CDM. In linea di principio tutti i progetti che portano una riduzione di emissioni di gas serra sono potenziali progetti CDM.A fini puramente illustrativi, di seguito si riporta un elenco non esaustivo di alcuni esempi di tipologie di progetti CDM basato sulle esperienze maturate ad oggi in ambito nazionale ed internazionale.

Settore Esempi di progetti
1.(a). Produzione di energia (da fonti rinnovabili)
  • Conversione/costruzione di generatori di energia elettrica alimentati abiomassa/rifiuti; costruzione d'impianti alimentati da fonti rinnovabili (e.s. eolico, mini idroelettrico, geotermico, solare)
  • Recupero degli scarti di lavorazione industriale a scopo energetico (es. industria della lavorazione del riso, del legno, dello zucchero,della torrefazione del caffè)
  • ...
1.(b). Produzione d'energia (da fonti non rinnovabili)
  • Interventi mirati al miglioramento dell'efficienza della generazione di calore (es. ammodernamento boiler)
  • Interventi mirati al miglioramento dell'efficienza della generazione dell'elettricità (es. riqualificazione di una centrale)
  • Conversione di centrali con combustibili fossili a minore intensità diCO2 (es. da carbone a metano)
2. Distribuzione d'energia
  • Interventi mirati al miglioramento dell'efficienza della distribuzione di energia termica (es. ammodernamento rete o costruzione nuova rete di teleriscaldamento) o elettrica (es. riduzione perdite trasmissione)
  • ?
3. Domanda finale d'energia
  • Diffusione di apparecchiature ad alta efficienza (es. motori, lampadine, elettrodomestici,..)
  • Costruzioni di eco-immobili
  • ?
4. Industrie manifatturiere; 5. Industrie chimiche; 6. Costruzioni; 7. Produzione dei metalli
  • Interventi mirati alla riduzione dei fabbisogni energetici dei processi industriali
  • Interventi di miglioramento nell'efficienza di processi industriali (es. interventi di conservazione dell'energia nell'industria cartaria, conversione e modifiche di processi nei cementifici, recupero gas di scarico nell'ambito della produzione dell'acciaio, sostituzione di motori industriali)
  • ?
8. Trasporti
  • Interventi di riduzione delle emissioni attraverso la trasformazione di veicoli a gas naturale
  • ?
9. Emissioni diffuse da combustibili (solidi, liquidi e gas); 10. Emissioni diffuse da produzione e consumo di idrofluorocarburi e dell'esafluoruro di zolfo
  • Riduzione delle perdite dai serbatoi di combustibile o dagli oleodotti
  • ?
11. Gestione e smaltimento rifiuti
  • Recupero gas da discarica a fini energetici
  • ?
12. Afforestazione e riforestazione
  • Riforestazione di aree abbandonate nei paesi in via di sviluppo
  • ?

 

 

Quali sono le tecnologie utilizzabili?


Cosi come per le tipologie di progetto, anche per quanto riguarda le tecnologie non vi sono linee guida che portano a favorire o ad escludere particolari tecnologie. L'unica tecnologia esplicitamente esclusa è quella nucleare. Gli unici due requisiti previsti per le tecnologie utilizzabili sono:

  • 1. Effettiva riduzione delle emissioni di gas serra
  • 2. Possibilità di monitorare le reali emissioni con una metodologia standard o sviluppata appositamente.

 

 

Quali sono le tecnologie utilizzabili?


Sono tutti i Paesi non compresi nell'Annesso 1 della Convezione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici -UNFCCC (identificabili con i Paesi in via di sviluppo) che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto.