Il D.P.R. 27 marzo 2001 n.178, che regolamenta l'organizzazione del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, assegna alla Direzione per la Difesa del mare / Dipartimento per le risorse idriche, le competenze in materia di tutela della Biodiversità marina e delle specie marine protette nonché dell'ambiente marino circostante nel suo complesso.
In base a tali competenze, il Servizio realizza azioni mirate alla tutela e alla gestione delle specie segnalate dagli accordi internazionali sottoscritti, come prioritarie per il Mediterraneo, il cui stato di conservazione risulta particolarmente minacciato.
In particolare, i filoni di attività attualmente in corso riguardano, a livello di specie, tutti i cetacei presenti nelle acque italiane, le tartarughe marine, le praterie di Posidonia e le specie alloctone invasive.

Spiaggiamenti


Al Servizio Difesa Mare del Ministero dell'Ambiente dal 1996 pervengono dalle Capitanerie di Porto segnalazioni di avvistamenti e di spiaggiamenti lungo le coste italiane, sia per le specie di cetacei regolari nel Mediterraneo (Balaenoptera physalus, Stenella coeruleoalba, Physeter catodon, Globicephala melas, Grampus griseus, Tursiops truncatus, Ziphius cavirostris, Delphinus delphis), sia per le tartarughe marine (Caretta caretta, Chelonia mydas, Dermochelis coriacea).
Tali dati, integrati anche dalle segnalazioni della CASTALIA ECOLMAR, sono organizzati in una banca dati con funzionalità GIS (Geographical Information Systems), creata con l'ausilio di un software, Arc View GIS, che consente di rappresentare e gestire informazioni spaziali, permettendo di visualizzare il punto esatto del rilevamento, nel nostro caso la segnalazione dell'esemplare, a cui sono attribuite le coordinate spaziali reali (Georeferenziazione). Il programma consente di collegare ad ogni punto visualizzato, tutte le informazioni di tipo tecnico, per esempio la data della segnalazione, il luogo del ritrovamento, la specie la biometria, lo stato di conservazione degli esemplari, ecc.
L'analisi dei dati, l'elaborazione di grafici esplicativi, ha permesso di individuare le aree più soggette al "fenomeno spiaggiamenti" e di delimitare i siti nei quali è stato avvistato un elevato numero di esemplari in difficoltà, al fine di realizzare con maggior cognizione, gli interventi di tutela nelle zone più minacciate.

Specie alloctone


Per quelle specie confinate in un unico habitat, ovvero specializzate per sopravvivere in quel particolare ambiente, la perdita o il degrado dell'habitat stesso possono significare la loro totale scomparsa.
Quindi una specie è maggiormente minacciata di estinzione quanto più è minacciato l'habitat in cui vive.
Un fattore che incide sulla diminuzione o perdita di Biodiversità è l'introduzione di specie alloctone (organismi dispersi naturalmente o insediatisi a seguito dell'intervento diretto o indiretto dell'uomo) che, non incontrando adeguati competitori naturali, si sostituiscono più o meno rapidamente alle specie autoctone provocandone gradualmente la riduzione fino all'eventuale scomparsa.
Un esempio largamente conosciuto è rappresentato dalle alghe verdi appartenenti al genere Caulerpa.
La diffusione invasiva di alghe verdi alloctone, che costituiscono ormai popolamenti stabilizzati e ben strutturati in ampie zone dell'infralitorale superiore ed inferiore, non è un fenomeno recente; dopo la costruzione del Canale di Suez (1868) infatti, si è osservato un massiccio ingresso di specie tropicali provenienti dal Mar Rosso.
Oltre che per migrazione lessepsiana (Caulerpa racemosa), molte altre specie alloctone sono state introdotte tramite l'acquicoltura (Tapes philippinarum o vongola verace), il rilascio di esemplari mantenuti in acquari (Caulerpa taxifolia), il rilascio delle acque di zavorra contenenti spore e forme larvali, e altri tipi di introduzioni accidentali.
Le specie appartenenti al genere Caulerpa presenti nel mediterraneo sono cinque: C. taxifolia, C.racemosa, C. sertularioides, C. scalpelliformis; C. prolifera (unica endemica), fra queste quelle che destano maggior preoccupazione per la loro imponente invasione sono Caulerpa taxifolia e Caulerpa racemosa.
Caulerpa taxifolia segnalata per la prima volta in Italia ad Imperia nel 1991, abitualmente invade gli ambienti instabili e degradati, prediligendo sabbie grossolane prive di insediamenti; l'aumento del degrado favorisce pertanto l'avanzata di queste specie, che tendono a occupare nicchie ecologiche vuote o semivuote.
La sua rapida diffusione è dovuta alla efficace riproduzione sia vegetativa (tramite stolone e frammenti distaccati) che sessuata (tramite zoospore trasportate dalle correnti); è quindi inutile l'eradicazione grossolana che favorisce invece la sua espansione, cosi come l'asportazione involontaria tramite reti od ancore. Caulerpa racemosa segnalata per la prima volta lungo le coste meridionali della Sicilia è una specie poco esigente; tende, infatti, a colonizzare ogni tipo di substrato: roccia, sabbia, fango, mattes morte di Posidonia oceanica, ed è stata rilevata sia in acque limpide sia in acque inquinate. Ciò che sicuramente preoccupa di più è la sua interferenza con le biocenosi marine della costa; da vari studi è stato evidenziato un cambiamento strutturale nella composizione della fauna bentonica nei siti di insediamento della C. racemosa.
Quando si tratta di specie particolarmente aggressive è purtroppo presumibile una loro rapida proliferazione fino alla saturazione dell'habitat; comportando inevitabilmente una progressiva regressione delle specie autoctone fino ad una possibile estinzione.
E' noto, infatti, che ai bordi delle praterie e in condizioni di indebolimento delle piante di Posidonia, la Caulerpa (in prevalenza la specie C. racemosa) invade le "mattes" sofferenti, e in situazioni in cui la fanerogama è in svantaggio di competizione; riesce a raggiungere dimensioni eccezionali, andando ad ombreggiare e quindi a danneggiare la sua antagonista.

Posidonia oceanica


Posidonia oceanica, è una pianta superiore, endemica del Mediterraneo, costituita da rizoma, foglie, fiori e frutti.
II nome di questa fanerogama marina, deriva da Posidone, una delle più importanti divinità mediterranee, e appare particolarmente appropriato considerando le vaste praterie sottomarine, che si sviluppano lungo il litorale costiero fino a circa 50 m di profondità.
La Posidonia si trova per lo più sui fondali mobili (fangosi e sabbiosi), e i suoi rizomi che hanno la capacità di crescere sia in verticale che in orizzontale, si intrecciano strettamente fra loro, formando con il sedimento intrappolato dalle foglie, una sorta di terrazze sottomarine, chiamate "mattes", alte anche diversi decimetri. Le praterie hanno un ruolo fondamentale nell'ecosistema del bacino mediterraneo.
In primo luogo è uno dei produttori primari di ossigeno (circa 14l/mq/anno) e di sostanze organiche (circa 20 t/ha/l'anno), inoltre è fondamentale per la sopravvivenza di numerose specie di pesci, molluschi, echinodermi e crostacei, costituendo il riparo ideale per questi organismi marini che trovano tra le sue fronde, condizioni ottimali per la riproduzione e l'alimentazione, parte della quale è costituita dalle foglie stesse della pianta e dagli "epifiti" che vivono adesi ad esse e ai rizomi.
La Posidonia inoltre attenua i fenomeni erosivi del mare sulle coste, infatti il movimento delle foglie rallenta il moto ondoso creando una vera e propria barriera. Nonostante tutte queste caratteristiche positive, nel bacino del Mediterraneo si sta assistendo ad una progressiva regressione delle praterie dovuta a fattori diversi. Oltre alla competizione con le alghe invasive alloctone, contribuiscono al regresso della specie, con effetti altamente destabilizzanti per l'equilibrio dell'intero l'ecosistema marino, altri importanti fattori di disturbo, come la cementificazione delle rive, l'inquinamento, gli effetti dannosi delle reti "a strascico", gli ancoraggi, ecc.
Il Servizio Difesa Mare del Ministero dell'Ambiente, ha definito un piano specifico per la mappatura della Posidonia lungo le coste del Mediterraneo, secondo il "Programma nazionale di individuazione e valorizzazione della Posidonia Oceanica nonché di studio delle misure di salvaguardia della stessa da tutti i fenomeni che ne comportano il degrado e la distruzione", previsto dalla Legge n° 426/98. Intorno agli anni '90 si è concluso il primo programma per la mappatura delle praterie di Posidonia in 5 regioni italiane: Liguria, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia.
Sono state individuate 64 praterie, per un estensione totale di 90913 ettari: 25 praterie sono state individuate in Liguria, di queste, 2 risultano in buono stato di salute ma costituiscono soltanto al 2,5% della totale superficie ricoperta da praterie lungo le coste liguri, le altre risultano comprese in uno stato tra il mediocre, lo scarso e il cattivo;in Toscana sono presenti 7 praterie, tre si trovano in uno stato di salute buono, e rappresentano ben il 44% dell'estensione totale, le altre sono state giudicate come mediocri e scarse;per il Lazio vengono segnalate 15 praterie, 4 si presentano in buone condizioni e costituiscono il 20% circa della superficie complessiva, le condizioni di salute delle altre sono classificate come mediocri, scarse o cattive;per la Puglia vengono indicate 16 praterie, 9 delle quali sono in buone condizioni di salute con un estensioni pari al 65% della estensione complessiva, le restanti praterie di questa regione, hanno condizioni di salute mediocri, scarse o cattive. l'unica prateria presente in Basilicata ha un estensione di 646 ettari e si trova in uno stato di salute mediocre.