L’Italia, tramite il Ministero dell’Ambiente, ha aderito nel 2012 alla Climate and Clean Air Coalition to reduce short-lived climate pollutants (CCAC), la coalizione che si pone l’obiettivo di ridurre i così detti Short-Lived Climate Pollutant (SLCP). Si tratta di inquinanti atmosferici di origine antropica che permangono in atmosfera per un periodo di tempo relativamente breve rispetto ai principali gas ad effetto serra (es. l’anidride carbonica) ma che hanno un importante impatto sul riscaldamento globale ed effetti nocivi per la salute umana. I principali SLCP sono il black carbon (comunemente e impropriamente tradotto in italiano in “fuliggine”), il metano e gli idrofluorocarburi (HFC). Per le loro caratteristiche, ridurre la presenza di SLCP in atmosfera potrebbe dare effetti positivi nel medio periodo.

L’iniziativa è da intendersi come “complementare” al processo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e sinergica rispetto agli obiettivi del Protocollo di Montreal, per quanto concerne la riduzione della produzione e del consumo di HFC.

Al 2017, il Ministero dell’Ambiente ha contribuito al fondo della coalizione con un totale di 510.000 euro dando priorità a quattro iniziative della CCAC, finalizzate a: ridurre le emissioni di HFC (in particolare attraverso la promozione di tecnologie alternative); contrastare le emissioni di metano e "black carbon" derivanti dall’industria "oil and gas"; limitare le emissioni di metano e black carbon derivanti dal settore agricolo; ridurre le emissioni di SLCP nelle città con particolare riferimento ai settori trasporti, rifiuti, edilizia, salute ed energia.

 

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Colaiacomo Elisabetta
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