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Criteri Ambientali Minimi


 
Il Piano d’Azione Nazionale rinvia ad appositi decreti emanati dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, l’individuazione di un set di criteri ambientali “minimi” per gli acquisti relativi a ciascuna delle seguenti “categorie merceologiche": 

  • arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura)
  • edilizia (costruzioni e ristrutturazioni di edifici con particolare attenzione ai materiali da costruzione, costruzione e manutenzione delle strade)
  • gestione dei rifiuti
  • servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano)
  • servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa)
  • elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio e relativi materiali di consumo, apparati di telecomunicazione)
  • prodotti tessili e calzature
  • cancelleria (carta e materiali di consumo)
  • ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti)
  • servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l’igiene)
  • trasporti (mezzi e servizi di trasporto, Sistemi di mobilità sostenibile)

I documenti “Criteri Ambientali Minimi” o “CAM”, adottati con Decreto Ministeriale, riportano delle indicazioni generali volte ad indirizzare l’ente verso una razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono delle “considerazioni ambientali” propriamente dette, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, caratteristiche tecniche premianti collegati alla modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) volte a qualificare ambientalmente sia le forniture che gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita del servizio/prodotto.

I “Criteri Ambientali Minimi” sono individuati fra i criteri ambientali in vigore relativi alle etichette di qualità ecologica ufficiali già presenti sul mercato o fra altre fonti informative esistenti (per esempio le normative che impongono determinati standard ambientali quali le misure adottate nell’ambito della Direttiva ERP (Energy Related Products) relativa all’istituzione di un quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia”) e attraverso le indicazioni che provengono dalle parti interessate dell’industria come le associazioni di categoria.

La definizione dei CAM rientra fra i compiti assegnati al Comitato di Gestione. Per la loro elaborazione vengono istituiti dei gruppi di lavoro composti da esperti e da referenti delle associazioni di categoria dei produttori. I documenti così elaborati vengono sottoposti ad un confronto con gli operatori economici, tramite le associazioni di categoria e successivamente approvati dal Comitato di Gestione. La stesura finale dei CAM viene inviata ai ministeri interessati  per acquisire eventuali osservazioni. Infine il documento viene adottato con Decreto del Ministro dell’ambiente e pubblicato in G.U.

La struttura e la procedura di definizione dei CAM consente di facilitare al massimo il compito delle stazioni appaltanti che vogliono adottare o implementare pratiche di GPP ed essere in linea con i principi del PAN. Con un semplice copia ed incolla infatti, possono trasferire nei propri capitolati le caratteristiche ambientali utili a classificare come “verde” la fornitura o l’affidamento cui si riferiscono e i relativi mezzi di prova per verificare la conformità delle offerte pervenute ai requisiti ambientali richiesti.
L’insieme dei criteri ambientali che vengono individuati, danno un quadro di riferimento utile alle stazioni appaltanti che, nel definire le specifiche tecniche di un capitolato d’oneri, così come recita la relativa disposizione normativa del codice dei contratti pubblici, sono obbligate “Ogniqualvolta sia possibile, a definirle in modo da tenere conto criteri di accessibilità per i soggetti disabili, di una progettazione adeguata per tutti gli utenti, della tutela ambientale”. Inoltre fornisce indicazioni utili al mercato, che verrà gradualmente portato ad innalzare il livello della qualità ambientale dei prodotti e dei processi in linea con i trend normativi e di domanda sempre più attenta alla qualità ambientale.
Si sottolinea inoltre che i criteri individuati dal Piano d’Azione Italiano sono redatti partendo dallo schema di criteri proposti dalla Commissione europea nel toolkit europeo. Attraverso il lavoro svolto i criteri proposti da livello europeo vengono adattati ed integrati per renderli più facilmente applicabili al contesto nazionale.

 

L’integrazione degli aspetti sociali nelle gare d’appalto

La necessità di passare dal concetto di “acquisti verdi” a quello di “acquisti sostenibili” è in linea con il concetto generale di “sostenibilità” che deve essere inteso nei suoi tre aspetti costituenti: ambientale, sociale ed economico.
Perciò, è in via di progressivo rafforzamento nelle esperienze internazionali e comunitarie l’introduzione di determinati criteri sociali negli appalti pubblici. E’ prevedibile che questa tendenza si rafforzi nel prossimo futuro per la crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle Pubbliche Amministrazioni sugli effetti perversi che il mancato rispetto di regole e controlli sulle condizioni sociali, con cui si svolgono le attività produttive, provoca sia sulla qualità della vita e sia sulla dignità delle persone nonché sul mercato.
A livello nazionale, il Piano d’Azione sul GPP, coerentemente con gli indirizzi europei, richiama i tre aspetti della sostenibilità, accogliendo l’obiettivo di tutela sociale.
In tale prospettiva il Ministero dell’Ambiente, riprendendo alcune esperienze internazionali e comunitarie (Svezia, Olanda, Francia, Norvegia, USA), sta sviluppando un approccio basato su un “dialogo strutturato” fra amministrazioni aggiudicatrici e fornitori aggiudicatari, con l’obiettivo di costruire un sistema conoscitivo trasparente dell’intera catena di fornitura, permettendo così di verificare che siano effettivamente rispettati i diritti umani fondamentali e gli standard minimi relativi alle condizioni di lavoro, riconosciuti a livello internazionale (le otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro - ILO, la dichiarazione dei diritti umani, ecc.).
Su questa impostazione sono stati già attivati numerosi confronti con le parti interessate ed è stato realizzato un seminario di approfondimento presso il Ministero dell'Ambiente il 13 dicembre 2010 in cui è stato presentato e discusso un modello di implementazione del format da utilizzare per l’inserimento dei criteri sociali nelle gare per la fornitura di beni, lavori e servizi alla Pubblica amministrazione.
L'incontro, organizzato dai funzionari del MATTM, del Ministero del Lavoro e della Presidenza del Consiglio, è stato introdotto dal Direttore generale della Direzione per le Valutazioni Ambientali del MATTM e ha visto la presentazione della proposta di lavoro da parte del dott. Simone Ricotta a nome del "Comitato di gestione" del PAN GPP. Nell'incontro oltre a numerosi interventi delle parti interessate, vi è stata la presentazione della dott.ssa Maria Ludovica Agrò del Ministero dello Sviluppo Economico che ha illustrato le attività del Punto di contatto nazionale dell'OCSE su questi temi.

Si auspica che il percorso intrapreso possa utilmente consolidarsi, poiché l’applicazione diffusa di pratiche di Sustainable Public Procurement è strumento utile a contrastare:

  • fenomeni di sfruttamento della forza lavoro, con conseguenti ingiusti arricchimenti a danno e a lesione della dignità umana;
  • fenomeni di dumping basati su pratiche illegali;
  • azioni di concorrenza sleale soprattutto da parte di alcuni Paesi;
  • diffusione di sacche di povertà e degrado, con effetti negativi per l’economia generale nel lungo periodo.

A conclusione di questo lavoro sono state elaborate le “Linee guida per l’inserimento di criteri sociali nei bandi di gara della Pubblica amministrazione”.