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Efficienza energetica, arrivano 350 milioni per le nostre scuole


di Gian Luca Galletti - ministro dell'Ambiente

L’educazione dei giovani è una pietra angolare irrinunciabile per il futuro al Paese. E la scuola è il luogo in cui imparare, crescere, diventare cittadini di domani. Sono punti fermi che abbiamo riaffermato con #labuonascuola , testo che vuole affrontare senza i tentennamenti e i rinvii del passato il cambiamento strutturale di cui ha bisogno il nostro sistema scolastico per essere efficiente e davvero proiettato al futuro. Quello per la scuola è un lavoro che impegna ciascun esponente di governo, ognuno per le proprie responsabilità. E proprio in queste ore va in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale una norma che ho fortemente voluto: la concessione di prestiti a tasso agevolato, lo 0,25%, per fare lavori di efficientamento energetico nelle scuole pubbliche.

Il decreto Competitività, uno dei primi atti che fece il governo, ha stanziato per questa misura 350 milioni di euro, attraverso il fondo rotativo Kyoto. Non è una novità da poco, non è una goccia che si perde nel mare. Rendere gli edifici scolastici pubblici più efficienti sotto il profilo energetico significa molte cose insieme: investire sull’ambiente limitando le emissioni inquinanti, puntare sulla sicurezza delle strutture e quindi degli studenti, ma anche mettere in moto quel circuito di piccole e medie imprese sul territorio che operano nel campo della sostenibilità ambientale e che da quegli interventi possono trovare una possibilità di guadagno.

E’ poi anche un modo per far risparmiare lo Stato, attuando una vera ‘spending review’: se pensiamo che oggi il consumo degli edifici pubblici pesa per il 18% su quello generale dello Stato, alzare a “B” o “C” la classe di efficienza delle nostre strutture vuol dire ottenere un risparmio del 20-25% sul consumo, con notevoli benefici per le casse italiane. Ecco un esempio, dunque, delle enormi potenzialità dell’economia verde, l’unico modello possibile perché l’Italia e l’Europa possano proiettarsi verso un avvenire di crescita e di nuovo benessere, lontano dalle attuali difficoltà. Di questa speranza devono essere protagonisti attivi i giovani, quelli che oggi sono sui banchi di scuola e che domani dovranno essere classe dirigente del Paese, ma che devono poter contare fin da oggi su un nuovo modello di sviluppo che sappia guardare al futuro, con scelte sostenibili a tutti i livelli.