“La Riunione delle Parti stabilisce per consenso meccanismi facoltativi di natura extragiudiziale, non contenziosa e consultiva per verificare l'osservanza delle disposizioni della presente Convenzione. Tali meccanismi devono consentire un'adeguata partecipazione del pubblico e possono prevedere l'esame delle comunicazioni del pubblico su questioni attinenti alla presente Convenzione”.

In questo modo l’articolo 15 della Convenzione di Aarhus pone le basi per l’istituzione di un meccanismo di controllo che assicuri il rispetto degli obblighi che scaturiscono dalla Convenzione.

Il Comitato di controllo (Compliance Committee) è l’organo a cui è possibile rivolgersi qualora un paese violi il diritto del pubblico di accedere alle informazioni, partecipare al processo decisionale o agire in giudizio in materia ambientale.

Il meccanismo di controllo (compliance) della Convenzione ha natura non contenziosa: questo vuol dire che il Comitato non agisce in via giudiziaria, emanando una sentenza a seguito di un processo, ma piuttosto individua i casi di mancato rispetto della Convenzione e raccomanda le soluzioni più adeguate per risolvere i problemi riscontrati. Le raccomandazioni proposte dal Comitato sono formalmente rinnovate dalla Riunione delle Parti.

Nei casi di mancato rispetto della Convenzione, il Comitato, attraverso il Segretariato, chiede al paese di presentare periodicamente informazioni sulle strategie e le misure intraprese per adempiere ai propri obblighi. In questa fase le organizzazioni non governative (ONG) hanno un ruolo attivo perché possono fornire informazioni sull’efficacia delle azioni intraprese dai paesi per adeguarsi alle raccomandazioni del Comitato. Il Comitato inoltre redige rapporti, che indirizza alla Riunione delle Parti, sui progressi compiuti dai singoli Stati e sui passi ancora da compiere per giungere a un pieno rispetto della Convenzione.

La procedura di controllo può essere avviata per iniziativa di:

  • uno stato che ha difficoltà a rispettare i propri impegni;
  • uno stato che ritenga che un altro stato non stia rispettando la Convenzione;
  • il Segretariato attraverso un ‘rinvio’ (referral) al Comitato;
  • il pubblico (cittadini, ONG) attraverso una comunicazione basata su un preciso format;
  • il Comitato stesso che può autonomamente decidere di esaminare il rispetto della Convenzione da parte di uno Stato e proporre raccomandazioni.

Ad oggi, quasi tutte le richieste di controllo sono state proposte da ONG o gruppi di ONG (63%) o da individui o gruppi di individui (34%). Tra ottobre 2003 e gennaio 2014, il Comitato ha ricevuto 96 comunicazioni, provenienti da diversi paesi, e in 3 casi su 5 (47 casi in tutto) ha riscontrato situazioni di mancato rispetto della Convenzione. Tutte le comunicazioni presentate sono disponibili, in lingua inglese, nella pagina web del Comitato di controllo.

Il Comitato di controllo è composto da 9 membri, nominati dalla Riunione delle Parti sulla base di liste presentate dai paesi e dalle ONG. I membri del Comitato sono indipendenti: agiscono nelle loro personali capacità e non come rappresentanti degli Stati. Il Comitato si riunisce 4 volte all’anno.

Per un approfondimento rimandiamo al volume La Convenzione di Aarhus e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, curato da A. Tanzi, E. Fasoli, L. Iapichini, CEDAM, Padova, 2011. Il volume rappresenta il risultato di una giornata di studio promossa e finanziata dal Ministero dell’Ambiente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna.