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Il GPP: il contesto politico normativo

Dalla fine degli anni ’90 con Il Libro Verde “Gli appalti pubblici nell’Unione Europea” del 1996 la Commissione europea ha progressivamente aumentato la propria attenzione verso lo strumento del GPP (Green Public Procurement - Acquisti Pubblici Verdi).

Il GPP era uno strumento di politica ambientale volontario che intendeva favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. I prodotti “ambientalmente preferibili” sono, per esempio, quelli meno energivori, costituiti da materiale riciclato e/o privi di sostanze nocive, di facile riciclabilità, di maggior durata oppure che siano risultato di processi produttivi meno impattanti.
Dato il peso rilevante degli acquisti pubblici in termini sull’intero sistema economico dei paesi europei (si ricorda che, in base alle stime della Commissione Europea, la spesa pubblica nei paesi membri per l’acquisto di beni, servizi e lavori ammonta annualmente a circa il 19% del relativo PIL ) è evidente l’efficacia del GPP nel promuovere le condizioni per favorire la diffusione di un modello di produzione e consumo sostenibile.

Per questo motivo, già dal 2003, il GPP è stato riconosciuto dalla Commissione Europea uno strumento cardine della Politica Integrata dei Prodotti nell’ambito della relativa Comunicazione COM 2003/302 . In tale comunicazione venivano invitati gli stati membri ad adottare dei Piani d’azione nazionali sul GPP per assicurarne la massima diffusione.
In seguito le direttive europee sugli appalti, (la Direttiva 2004/18/CE del 31 marzo 2004 e la Direttiva 2004/17/CE ) dando seguito anche ad alcune sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (vedi in particolare la sentenza del 17 settembre 2002 (caso C 513/99 della Concordia Bus Filanda OY Ab vs Finland City Council) ha dato un significativo supporto giuridico al GPP.

L’Unione europea ha pubblicato le  nuove direttive:
Direttiva 2014/24/UE sugli appalti del 26 febbraio che abroga la direttiva 2004/18/CE;
Direttiva 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione del 26 febbraio 2014 ;
Direttiva 2014/25/UE sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE.

Con l’emanazione del Decreto Interministeriale di approvazione del Piano d’azione nazionale sul GPP, che fa seguito alla delega conferita al governo dall’art. 1, comma 1126 della L. 296/2006 (finanziaria per l’anno 2007), è stato delineato anche a livello nazionale un quadro di riferimento complessivo utile a facilitare l’adozione e l’implementazione di pratiche di GPP sia dal punto di vista tecnico che metodologico.

Il Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 "Codice dei contratti pubblici" ha recepito le nuove Direttive comunitarie prima richiamate e ha fornito, in qualche passaggio, input ancor più vigorosi di quelli di matrice comunitaria e costituisce anche un importante svolta verso l'economia verde dato che l’Italia diventa il primo Paese che ha imposto l’obbligo di applicazione dei GPP per le stazioni appaltanti, ampliando l’importanza che gli “acquisti sostenibili” rivestono come strumento strategico per favorire la “transizione” verso una economia più sostenibile.