Tu sei qui

Il Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile

La capacità dei governi di dare attuazione agli impegni assunti sullo sviluppo sostenibile, a partire dalla Conferenza di Rio del 1992, ha evidenziato la necessità di procedere con un approccio unitario alle politiche di sostenibilità.

Infatti, considerando che l’efficacia delle singole istituzioni può essere assicurata solo attraverso l’integrazione fra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile (ambiente, economia e società) è emersa la necessità di rivedere e rafforzare le strutture esistenti e di considerare quello istituzionale come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile.

Da queste premesse nasce il concetto di Governance dello sviluppo sostenibile che comprende l’analisi e la revisione sia delle strutture istituzionali che si occupano di ambiente sia di quelle che operano nelle aree economica e sociale.

Uno dei punti centrali del dibattito avviato a livello internazionale riguarda la possibilità di riformare l’attuale architettura istituzionale delle Nazioni Unite i cui organismi, programmi e risorse, complessivamente considerati, sembrano non più adeguati alle sfide contemporanee e, in particolare, sembrano non aver dato risposte alla necessità di promuovere nuovi modelli di sviluppo rispettosi delle esigenze di tutela ambientale e delle istanze sociali, e tuttavia capaci di promuovere crescita economica e benessere.

Nell’ambito del dibattito ampio e difficile sulla governance internazionale dello sviluppo sostenibile, che coinvolge tutti gli organismi del sistema ONU, si situa anche la questione del rafforzamento della governance internazionale dell’ambiente (IEG) e della trasformazione dell’UNEP (United Nations Environment Programme) in un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che lo collochi sullo stesso livello di organismi quali la FAO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La frammentarietà del sistema internazionale di tutela dell’ambiente, suddiviso in più di 500 accordi internazionali e regionali, da un lato, e la gravità in cui continua a versare lo stato dell’ambiente dall’altro, insieme alla necessità di promuovere investimenti eco compatibili nei prossimi anni rende la riforma del pilastro ambientale urgente e necessaria. La dimensione ambientale è diventata sempre più centrale nei processi decisionali ed è sempre maggiore la necessità di integrarne i rpincipi e gli elementi nei piani e nelle politiche di settore. L’Italia, coerentemente alla posizione espressa dall’Unione Europea nelle Conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea del 2005, sostiene la creazione di una Organizzazione Mondiale sull’Ambiente (UNEO) che permetta di rafforzare il pilastro ambientale dello sviluppo sostenibile e quindi il suo complessivo riequilibrio.

La Conferenza Rio+20 sarà l'occasione di ridefinire e riorganizzare il sistema attuale, proponendo le ampie riforme che si renderanno necessarie. Insieme alla creazione dell’UNEO, tali riforme potrebbero coinvolgere l’Assemblea Generale, il Consiglio Economico e Sociale e la Commissione Sviluppo Sostenibile, nonché le Istituzioni Finanziarie Internazionali e le Agenzie per la cooperazione allo sviluppo con l’obiettivo di contribuire in maniera operativa e coerente all’integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile.