Tutti i chirotteri italiani hanno alimentazione fondamentalmente insettivora e, conseguentemente, sono condizionati dai fattori che hanno impatto sugli insetti.

E’ certo che l’illuminazione artificiale notturna causa impoverimento dell’entomofauna, benché le modalità con cui tale effetto si realizza siano state ancora scarsamente studiate: si dispone di dati sulle conseguenze fortemente negative dovute all’attrazione che determinate sorgenti luminose esercitano su moltissime specie di insetti, ma non si sa quasi nulla dell’impatto sugli insetti che, all’opposto, evitano le aree illuminate, né sulle conseguenze delle eventuali alterazioni dei ritmi circadiani e circannuali connessi alla luminosità, cui sono potenzialmente esposte tutte la specie.

Recentemente è stato anche evidenziato come moltissime specie di insetti siano sensibili e potenzialmente danneggiate dai fenomeni artificiali di polarizzazione della luce, dovuti in particolare agli oggetti con superficie liscia e scura; benché di rilevanza principalmente diurna, tale problema interessa anche la notte ed è aggravato dalla presenza di luce artificiale.
Per i pipistrelli, in estrema sintesi, i fenomeni citati si traducono in una minore abbondanza e varietà di prede. Va evidenziato come varie specie di chirotteri abbiano imparato a sfruttare le concentrazioni di insetti presso le luci artificiali. Per alcune è stato dimostrato come tale comportamento sia vantaggioso, per lo meno nel breve termine; per il pipistrello nano, in particolare, è stato suggerito che possa contribuire a fenomeni di espansione demografica ed esclusione competitiva a vantaggio della stessa specie.

E’ stato tuttavia anche osservato come la ricerca delle prede presso i lampioni stradali esponga gli esemplari al rischio di mortalità per investimento da parte degli autoveicoli e, soprattutto, come altri chirotteri evitino le aree illuminate. Fra questi, molte specie di grande interesse conservazionistico, in particolare appartenenti ai generi Rhinolophus Myotis.

In analogia con la spiegazione in chiave antipredatoria del fatto che i chirotteri hanno attività essenzialmente crepuscolare/notturna, il comportamento lucifugo è stato posto in relazione a un maggior rischio di predazione presso le fonti di luce, dove possono essere attivi sia rapaci notturni, sia rapaci diurni.
Sono anche state suggerite motivazioni di ordine fisiologico: nei chirotteri, pur con differenze da specie a specie, la visione è migliore in condizioni di bassa luminosità e peggiora in luce intensa.

Recenti studi hanno dimostrato come le luci artificiali possano condizionare l’attività di spostamento. In situazioni sperimentali di illuminazione controllata esemplari di vespertilio dasicneme hanno dimostrato di reagire alle luci, modificando momentaneamente le traiettorie abituali di volo; nel rinolofo minore sono stati accertati una drastica riduzione dell’attività in corrispondenza delle luci, dovuta principalmente a comportamenti di inversione di rotta al raggiungimento delle aree illuminate, e un ritardo nell’avvio degli spostamenti serali in corrispondenza delle fasi sperimentali caratterizzate da luci attivate.

Le luci artificiali possono dunque rappresentare vere e proprie barriere, che riducono gli ambienti a disposizione e obbligano a traiettorie di spostamento alternative rispetto a quelle ottimali, con varie possibili conseguenze negative, come lo spreco di energie (percorsi più lunghi e tortuosi) e maggiori rischi a causa dell’esposizione a condizioni più ostili (predatori, fattori meteorologici sfavorevoli).

Per la conservazione dei chirotteri è quindi rilevante tutelare l’oscurità naturale notturna e prioritariamente occorre farlo presso le aree che per essi hanno maggior importanza biologica: i territori di caccia, i corridoi di transito (cioè le rotte abituali di spostamento, in particolare fra i siti di riposo diurno e le aree dove avviene l’alimentazione notturna) e i siti di rifugio.