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Un albero per ricordare il custode di Palmira

di Gian Luca Galletti - Ministro dell'Ambiente

Il 21 novembre di ogni anno si celebra la Giornata nazionale degli Alberi. Credo che festeggiare il rapporto dell’uomo con l’albero, che dura dall’alba del mondo, non debba essere considerato un esercizio retorico. C’è dietro una profonda sfida educativa e culturale verso un obiettivo comune, la vivibilità del Pianeta, che unisce una ricorrenza come questa ai grandi accordi globali come quello che tra poco più di una settimana cercheremo nel corso della Cop21, in una Parigi ancora sconvolta dagli atti criminali compiuti dai terroristi. 

Un mondo vivibile per noi e le future generazioni passa necessariamente da città più verdi, dunque in grado di tutelare il loro patrimonio arboreo e arbustivo, di accrescerlo, di renderlo sempre più elemento distintivo di una comunità oltre che valore aggiunto per l’ecosistema. 

Il viaggio nell’Italia degli alberi è a dir poco emozionante: si va dagli straordinari alberi monumentali, con dimensioni e forme imponenti, a quelli che sono divenuti nel tempo espressione viva della storia e delle tradizioni delle popolazioni: penso ad esempio all’Alberone, ripiantato a furor di popolo un anno fa, o al maestoso Faggio secolare del Cornizzolo nel comasco, che venne rimesso in piedi dalla comunità locale dopo essere stato spazzato via dal vento. Ci sono poi alberi di una fortissima carica simbolica, come quello che a Palermo ha preso il nome di Giovanni Falcone. E poi ci sono quelli che dobbiamo ancora piantare: rispettare la regola “un albero per ogni neonato” è un impegno che mi sento di chiedere a ogni amministratore, anche cercando lo spazio di cui c’è bisogno nei terreni statali. 

In questa settimana ho proposto poi che ogni grande città d’Italia, sull’esempio di Milano, ne dedichino uno al ricordo del sacrificio di Khaled Al-Asaad, direttore degli scavi di Palmira, assassinato dalla furia devastatrice dell’Isis perché custode e strenuo difensore di una città storica per la civiltà umana. Specie in un momento del genere, è importante veicolare in ogni modo possibile un messaggio educativo profondo: si può e si deve estirpare la radice dell’odio, facendo crescere al suo posto quella della cultura e del rispetto reciproco. Ecco allora il senso, simbolico ma concreto, di una giornata come questa. 

Gli alberi sono valore ambientale, cultura, memoria identità. Rinunciare a una sola di queste cose significherebbe tradire noi stessi.