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Fincantieri, Galletti: provvedimento del genere va motivato

Fincantieri, Galletti: provvedimento del genere va motivato

Ministro intervistato da Milano Finanza e ClassNBC su sequestro area Fincantieri a Monfalcone
«Il provvedimento dovrà a essere motivato da un danno ambientale alla salute dei cittadini molto forte».
Così il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, riflette sullo stop improvviso a cui è stato costretto lo stabilimento di Monfalcone dopo il sequestro di alcune aree, definite strategiche, disposto dalla magistratura

A questo punto, ministro, come valuta la situazione?
Le notizie che abbiamo ricevuto sono ancora molto frammentarie, ma mi permetto di dire, da subito, che il provvedimento dovrà essere motivato da un danno ambientale alla salute dei cittadini molto forte. Se così non fosse, sarebbe da stupirsi, siamo di fronte al blocco di un’attività che coinvolge, tra lavoratori diretti e indiretti, quindi indotto, circa 4.500 persone. Certo, il valore del lavoro non deve mai vincere sul valore del rispetto della salute e dell’ambiente, perché sarebbe un ricatto cui i lavoratori non devono essere sottoposti. Allo stesso tempo però non possiamo permetterci, se non ci sono problemi reali, di chiudere aziende di questo tipo. Aspettiamo le motivazioni della magistratura e, se ci saranno i presupposti, siamo pronti a intervenire dal punti di vista legislativo con molta urgenza. L’ambiente non può essere contro lo sviluppo e la crescita. Ogni volta che lo si mette contro si fa il male dell’ambiente e il male del Paese.

Il gruppo Fincantieri ha però precisato che si tratta di un deposito temporaneo non nocivo alla salute.
Le ripeto, sono stupito. Credo che in questo Paese sia necessario discutere preventivamente prima di arrivare a queste decisioni. Serve un confronto tra istituzioni, pur rispettando la loro autonomia. Non mi permetto di giudicare la sentenza della magistratura, ma se si riuscisse a parlare prima ed evitare situazioni di tensione, anche dal punto di vista sociale, faremmo gli interessi del Paese.

Il presidente di Confindustria l’ha definito un nuovo caso Ilva.
Sul caso Ilva ci sono condizioni diverse, c’era un inquinamento e un problema per la salute dei cittadini e dei lavoratori. Non stiamo parlando di un caso in cui andava tutto bene. Ripeto, non dobbiamo mettere i lavoratori nella condizione di dover scegliere tra lavoro e salute. Poco fa mi sono recato all’Ilva e un lavoratore mi ha detto “preferisco morire di fumo che di fame”. Queste parole non le voglio più sentire. Non è giusto che si mettano i lavoratori di fronte a questo dilemma,. Sull’Ilva abbiamo un progetto che stiamo perseguendo con molta tenacia, un piano ambientale tra i più potenti a livello europeo, sia dal punto di vista economico che di ambientalizzazione della società. Abbiamo anche un piano industriale, chiaro. I cittadini di Taranto meritano questo.

Con lo stop all’altoforno numero 2 si rischia un’altra estate nera come nek 2013?
Mi auguro di no e che la gestione commissariale, molto competente, insieme al mio ministero possa sistemare la questione entro breve. Stiamo lavorando per questo.