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Rifiuti: il Reparto ambientale marino recupera fusti metallici nel Sin di Priolo

Il ministro Costa: “Stiamo accelerando i procedimenti di bonifica”

 

Roma, 18 dicembre 2020 – Alcuni fusti metallici, giacenti sul fondale marino del Sin (Sito d’interesse nazionale) di Priolo presumibilmente da diversi decenni, sono stati prelevati in sicurezza e caratterizzati dal Reparto ambientale marino, nell’ambito della convenzione con il Comando generale delle Capitanerie di porto per le attività di supporto nelle attività di monitoraggio dei Sin. L’operazione fa parte di un’articolata attività di polizia ambientale della Capitaneria di porto di Siracusa, con il coordinamento della Procura della Repubblica aretusea, a seguito delle indagini preliminari svolte nei mesi scorsi e confermate dalle verifiche subacquee effettuate dalla Guardia Costiera di Messina.
Più nel dettaglio, in esecuzione della delega d’indagine, nelle giornate del 9, 10 e 11 dicembre la Capitaneria di porto ha eseguito, grazie al supporto assicurato dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Siracusa, i necessari accertamenti ambientali e la conseguente attività investigativa, allo scopo di verificare il contenuto e l’eventuale natura pericolosa dei fusti che giacevano sul fondale marino. Poiché le verifiche sull’eventuale presenza o propagazione di fonti radioattive hanno dato esito negativo, si è quindi proceduto in sicurezza alle operazioni di prelievo, alle quali ha presenziato per conto del ministero dell’Ambiente il capo del Reparto ambientale marino del corpo delle Capitanerie di porto, l’ammiraglio Aurelio Caligiore.
Con l’ausilio di uno specifico rimorchiatore sono stati recuperati dal fondo del mare due involucri metallici concrezionati, esteriormente e internamente caratterizzati dalla presenza di calcestruzzo, che da un primo esame visivo risultavano essere completamente corrosi e usurati dalla lunga permanenza sul fondale, mantenendo nella loro interezza la forma cilindrica tipica del fusto metallico, essendo stati utilizzati molto probabilmente come corpi morti per l’ormeggio.
Il personale tecnico dell’Arpa di Siracusa intervenuto sul posto ha poi eseguito una serie di campionamenti (del contenuto dei fusti recuperati, dei sedimenti del fondale sui quali erano adagiati, della vegetazione superficiale e di una patina che avvolgeva gli involucri metallici) per procedere alla relativa analisi di laboratorio, funzionale a  una successiva valutazione.
“Ringrazio l’ammiraglio Caligiore – commenta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa -, il Ram, le Capitanerie di Porto e tutte le forze coinvolte in questa significativa operazione di recupero di fusti metallici, all’interno di un’area fortemente inquinata come il Sin di Priolo. Le attività di monitoraggio nei Sin condotte dal Ram sono essenziali per accelerare i procedimenti di bonifica e risanare l’ambiente in cui viviamo”.