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Inquinamento: Segnalazioni dei cittadini avviano indagini dei Carabinieri Forestali, sequestri e una denuncia per sversamento di Cromo VI nel bresciano

Brescia, 18 maggio 2020 – Nelle scorse settimane i Carabinieri Forestali di Concesio, in provincia di Brescia hanno avviato i controlli e le indagini sul fenomeno dell’inquinamento del Torrente Gobbia nel Comune di Lumezzane.

L’attività investigativa è scaturita da numerose segnalazioni ricevute dai cittadini preoccupati dalla presenza di sversamenti nel torrente.

Effettivamente, gli uomini del nucleo forestale, giunti sul posto, insieme ai tecnici dell’Arpa e dell’ATS di Brescia, constatavano che da uno scarico di via Seneci, collegato al corpo idrico, vi era stata una fuoriuscita di cromo esavalente, pericolosissima sostanza, altamente inquinante.

Il cromo esavalente è un metallo che viene utilizzato nell’industria per via delle sue proprietà anti ruggine, purtroppo è anche un potente cancerogeno, quindi se non viene utilizzato con tutte le precauzioni del caso, può provocare tumori nelle prime vie aeree, dello stomaco e del polmone, ed è attivo anche a concentrazioni molto basse; pertanto, considerata sua solubilità in acqua, se sversato in un corpo idrico superficiale, lo si può poi ritrovare o nella falda sottostante o in altri corpi idrici anche a distanza di tempo e di luogo.

La zona è stata immediatamente posta in sicurezza ed i carabinieri forestali, che hanno avviato una fitta attività investigativa volta a risalire all’autore del gesto sconsiderato. E’ stato infatti percorso a ritroso, grazie ad un robot capace di muoversi all’interno di tubazioni e di rilevare le sostanze ivi contenute, il cammino del pericoloso fluido e si individuava dapprima una fossa biologica imhoff interrata nella stessa via, e successivamente un pozzetto di acque meteoriche direttamente collegate ad essa posto all’interno di una ditta galvanica poco distante.

A quel punto sono scattati immediatamente i controlli nell’azienda e li veniva confermata la presenza di cromo esavalente nel pozzetto e nella condotta che lo collegava alla fossa.

A seguito della scoperta è stato posto sotto sequestro il sistema di scarico delle acque meteoriche della ditta, effettuati campionamenti e deferito all’Autorità Giudiziaria il titolare per il reato di smaltimento illecito di rifiuti (art. 256 c.2 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152) ed ora rischia la pena dell'arresto da sei mesi a due anni con l'ammenda da 2.600 a 26.000 euro trattandosi di rifiuti pericolosi. 

 

 

 

 

 

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