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Rifiuti: Carabinieri del NOE di Bari sequestrano impianto recupero rifiuti per gestione illecita e per superamento limiti di stoccaggio consentiti dalle autorizzazioni

Oltre 20.000 mila tonnellate di rifiuti in più rispetto al consentito. Situazione ad elevato rischio incendio

Bari, 4 maggio 2021 - Continua l’azione di controllo dei Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica per contrastare il fenomeno delle violazioni in materia ambientale presso i principali stabilimenti industriali della provincia di Bari.

A Modugno (Ba), nell’ambito di una mirata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, i Carabinieri del NOE di Bari hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo nei confronti di una società che si occupa del recupero rifiuti pericolosi e non pericolosi. La misura cautelare è scaturita a seguito di indagini tese a reprimere fenomeni di illecita gestione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei comuni dell’area metropolitana barese e dello stesso capoluogo.

Nel corso delle attività ispettive condotte dal NOE a partire dal mese di febbraio 2021, è emerso che l’azienda, che si estende su una superficie di circa. 46.000 metri quadri e che occupa circa 160 maestranze, a fronte di un limite di stoccaggio pari a 6.000 tonnellate di rifiuti, aveva realizzato un deposito di rifiuti, disseminati lungo l’intera area aziendale per   26.000 tonnellate. I materiali rinvenuti sono costituiti essenzialmente da scarti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.  

Il provvedimento cautelare si è reso necessario, come evidenziato dai Carabinieri nel verbale di ispezione dei luoghi e ripreso dal GIP nel contesto del decreto di sequestro preventivo, in quanto “in caso di eventuale incendio, la combustione di una tale mole di rifiuti sprigionerebbe nell’aria una quantità di diossina tale da mettere in serio pericolo la popolazione dell’intero circondario e non solo”.

Gestione illecita di rifiuti, deposito incontrollato e inosservanza delle prescrizioni previste dall’atto autorizzativo, sono i reati contestati al legale rappresentante della società. 

 

 

 

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