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Cambiamenti climatici e povertà, minacce alla sicurezza del Pianeta

“I cambiamenti climatici sono una minaccia alla sicurezza del nostro Pianeta”.
Così il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nel suo messaggio al Consiglio di sicurezza  dell’Onu a New York dedicato ai cambiamenti climatici.
“Lotta ai cambiamenti climatici e alla fame nel mondo sono due facce della stessa medaglia – ha spiegato - due sfide all’interno delle quali il nostro Paese vuole e può giocare un ruolo da protagonista”.

Di seguito l’intervento del Ministro

La scienza e la politica sono ormai completamente d’accordo: i cambiamenti climatici hanno come effetto la delocalizzazione delle possibilità di utilizzo di numerosi servizi che l’ecosistema offre all’uomo. Disponibilità d’acqua, rigenerazione e fertilità del suolo, accesso alle rotte marittime, stabilità delle condizioni atmosferiche per la pianificazione dell’agricoltura, aumento del livello del mare non sono che alcuni degli esempi della rapida evoluzione dell’ecosistema che ci obbliga ad adattare le nostre strutture economiche e sociali.

Queste dinamiche colpiscono tutte le regioni e i Paesi della terra, ma là dove l’organizzazione e la pace sociale sono più deboli, le mutazioni del clima scatenano fenomeni di competizione disordinata per accaparrarsi i servizi che la natura non offre più in maniera stabile e prevedibile. Non a caso la dottrina della NATO definisce i cambiamenti climatici come “Acceleratori di conflitto”.

Questo fenomeno non riconosce i confini segnati sulle cartine geografiche, non ha bisogno di visto per viaggiare di Paese in Paese. L’instabilità, l’illegalità e la violenza causate dalla perdita improvvisa di prospettive di vita decenti e prevedibili hanno la tendenza a diffondersi nel mondo intero e a moltiplicare i loro effetti. Tra tutte le minacce che il riscaldamento globale ha generato il ciclo cumulativo umanità-natura è il più pericoloso, soprattutto se arriveremo al punto di lottare tra noi per le risorse invece di collaborare per limitare le emissioni e coordinare gli interventi di adattamento.

Non si tratta di una minaccia futura. Il bacino del Mediterraneo soffre già oggi degli effetti dei cambiamenti climatici sulla pace e la sicurezza. Le violenze in Siria e le conseguenze che ne sono derivate, hanno tra gli elementi scatenanti anche la siccità che le ha precedute. Le ondate migratorie che dall’Africa si stanno abbattendo sulle coste dell’Europa non sono estranee all’arretramento delle sponde del lago Chad da 25mila a 4mila chilometri quadrati, così come la crescita dell’influenza di Boko Haram.

L’Italia ne è ben consapevole, grazie alla sua esperienza di Paese che si getta come un ponte tra le due sponde del Mediterraneo. E l’Italia ne tira una conclusione principale: pensare di potersi rinchiudere in un tranquillo isolamento, o peggio prepararsi solo a difendersi da un fenomeno causato dal disagio di altre popolazioni, non è altro che un’illusione pericolosa. L’instabilità si propagherà e tutto il mondo ne pagherà il prezzo.

La Terra è la nostra casa comune. Papa Francesco ce lo ha ricordato recentemente con la sua enciclica “Laudato sì”: non possiamo perdere il senso di responsabilità per i nostri simili, alla radice di ogni società che si vuol definire civile.

La gestione sostenibile delle risorse del pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici sono le più grandi sfide della diplomazia multilaterale oggi. Il 2015 deve essere l’anno della responsabilità comune e dell’azione.