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Clima e diritto al cibo, una battaglia di civiltà che a Parigi possiamo vincere

di Gian Luca Galletti - ministro dell'Ambiente

Il diritto al cibo è un diritto umano che oggi viene negato. Le contraddizioni del nostro tempo ci consegnano numeri impietosi e inaccettabili: 800 milioni di persone nel mondo soffrono e muoiono per la fame mentre cresce a dismisura, in Occidente, la popolazione in sovrappeso e mentre un terzo degli alimenti che produciamo, circa 1,3 miliardi di tonnellate, viene gettato via.

Di fronte a una delle più evidenti ingiustizie di questo Pianeta è arrivato il momento di dire basta. L’Expo sta incarnando questo sentimento comune: con la Carta di Milano stiamo smuovendo le coscienze e impegnando i governanti del mondo a fare qualcosa di concreto per garantire la nutrizione a tutti gli abitanti del Pianeta. E proprio lunedì scorso all’Esposizione Universale, vetrina internazionale dell’Italia, abbiamo affrontato il tema del cibo come diritto da affermare e tutelare giuridicamente: il Milan Center for Food Law and Policy della Presidente Livia Pomodoro lavora con competenza assieme a noi a questa sfida che è umana, sociale e morale allo stesso tempo.

Quando parliamo di risorse alimentari da distribuire, di lotta allo spreco, di gestione delle nostre fonti idriche, sappiamo che sono temi indissolubilmente legati non solo alle scelte politiche, ma anche e soprattutto al clima e ai mutamenti che stanno trasformando la geografia delle risorse globali.

Un accordo internazionale sul Clima, e conseguentemente sul diritto al cibo, arriverà solo se sapremo costruire un sistema di regole certe, trasparenti, eque e misurabili nel tempo, capaci di guidarci nelle scelte future. O è questo l’obiettivo e il metodo della Cop 21 di Parigi, o siamo destinati al fallimento e all’esplosione sociale di un Pianeta sempre più a rischio. E saremo noi i primi responsabili.