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L’acqua non sia più un diritto negato, in arrivo bonus per indigenti

di Gian Luca Galletti - Ministro dell'Ambiente

L’acqua è una risorsa fondamentale per la nostra vita. Eppure, è ancora oggi un diritto negato a tante persone. L’emergenza non è soltanto lontana milioni di chilometri da noi, in luoghi del Pianeta dove l’assenza di acqua, oltre che di cibo, costringe migliaia di persone a migrazioni da terre divenute inospitali verso il nord del Pianeta. E’ un problema che viviamo oggi, qui, in Italia, ancora purtroppo nel 2016.

Il Collegato Ambientale ci ha affidato un compito che vogliamo portare a termine: dare l’acqua ai più indigenti per soddisfare i bisogni fondamentali.

Per questo motivo nel decreto attuativo di questo complesso impianto normativo, che completerà nei prossimi giorni il suo necessario iter, abbiamo previsto un “bonus acqua” da 50 litri al giorno per abitante per le fasce indigenti, individuate attraverso l’Isee. Questo significa che se il nucleo in difficoltà è di 3 persone, ne arriveranno 150 al giorno. Una cifra importante, se pensiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa il limite necessario per i bisogni fondamentali in 40 litri al giorno per abitante. Abbiamo scelto e voluto fortemente fare di più. E con un altro decreto attuativo, abbiamo voluto fare una scelta di chiarezza rispetto al tema del contrasto alla morosità, fenomeno molto grave che in alcune realtà italiane supera il 10%. Ci sarà più spazio per mettersi in regola, ma soprattutto chiariremo che alle famiglie o ai singoli cittadini ai quali si riconosce il bonus, l’acqua non potrà essere staccata. Credo siano scelte di buon senso, di rispetto per la persona, in un argomento, la gestione dell’acqua, su cui il ministero dell’Ambiente, attraverso tutte le sue strutture a partire dalla direzione generale competente, sta profondendo il massimo sforzo.

L’Italia infatti fa strutturalmente i conti da decenni con una situazione molto complessa nella gestione della risorsa idrica: una dispersione che arriva al Sud a punte del 45%, città sistematicamente a secco in alcuni periodi dell’anno o costrette a lunghe emergenze per la rottura di condutture fatiscenti, una confusione nella governance che fino ad oggi ha fermato gli interventi necessari ed esposto l’Italia alle condanne della Corte di Giustizia europea e alle continue osservazioni dell’Ue sui nostri agglomerati. Per questo la prima risposta che dobbiamo dare è quella della governance. Per far fronte a questi problemi abbiamo attivato i poteri sostitutivi che ci affida la legge e nominato i commissari: credo però che oggi dovremmo interrogarci sulla necessità di un Commissario Unico con poteri aggiuntivi che velocizzi ancor di più una situazione molto pesante: non è un mistero infatti che l’Italia sia sotto infrazione per la sua gestione idrica, specie al Sud. Sono 115 gli agglomerati di varie dimensioni che scaricano in aree sensibili rispetto ai quali siamo stati condannati dalla Corte di Giustizia Europea, mentre sulla depurazione l’Ue tiene sotto osservazione 814 agglomerati.

Fondi e programmazione diventano strategici e irrinunciabili: un’altra norma del Collegato Ambientale introduce il fondo di garanzia per le opere idriche: e su questo dico subito che la predisposizione dei piani d’ambito sarà il presupposto fondamentale per accedere alle risorse, che evidentemente dovranno prima di tutto essere dedicate a ridurre il contenzioso comunitario. Alle Regioni e a comuni, specie a quelli tra loro più esposti alle procedure, viene chiesto un salto di qualità: perché sull’acqua c’è un deficit infrastrutturale ma soprattutto di civiltà non più tollerabile.

Leggi il discorso integrale tenuto dal ministro discorso integrale del ministro Galletti alla VII Conferenza sul diritto dell’energia del GSE