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L’esodo dei “rifugiati ambientali” e il dovere di non fallire a Parigi

di Gian Luca Galletti - Ministro dell’Ambiente

Secondo alcune stime potrebbero essere 250 milioni nei prossimi decenni i “rifugiati ambientali”. La desertificazione di vaste aree del pianeta, la perdita di biodiversità che fa venire meno i “servizi” naturali che alimentano molte società rurali, stanno innescando flussi migratori che si sovrappongono e sommano a quelli innescati dalle guerre e dalle persecuzioni politico-religiose.   Questa realtà, che è stata anche sottolineata dal Papa, nella sua enciclica, richiede da parte nostra un impegno morale ed etico che deve trovare la sua sintesi politica nella conferenza Onu sul clima del prossimo dicembre.

Il vertice di Parigi non è importante, é essenziale. Abbiamo problemi comuni che possiamo risolvere solo tutti insieme. La CO2 non ha confini, riguarda tutto il mondo. A Parigi dobbiamo arrivare ad un accordo globale in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. E Italia e Europa sono pronti a farlo.

E’ importante che si affermi la consapevolezza, soprattutto da parte dei grandi emettitori di gas serra come Usa e Cina, che quello dei cambiamenti climatici non é solo un problema economico ma che si tratta di un tema integrato che ha un aspetti sociali e ambientali. Non si risolve solo con i soldi ma con un impegno morale ed etico, come ha detto il Papa.

Mancano meno di tre mesi alla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite e il presidente Hollande ha rimarcato la sua preoccupazione per il mancato raggiungimento di un accordo; questo ci impone uno sforzo eccezionale. Parigi non può essere un fallimento. Serve un accordo ambizioso e all' altezza del problema che abbiamo. Il nostro Paese va li' con questo spirito, sapendo che, insieme con l' Europa, abbiamo responsabilità storiche e che dobbiamo contribuire più di altri alla soluzione di un problema chiave per il futuro del pianeta.