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Inquinamento: Carabinieri del NOE di Brescia scoprono attività di falsificazione relazioni su emissioni in atmosfera nel bergamasco. Perquisizioni e denunce

Roma, 17 settembre 2019 - I Carabinieri del NOE di Brescia coordinati da Fabrizio Gaverini, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Bergamo, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di misura cautelare con divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, per la durata di 9 mesi, emessa dal GIP, Marina Cavalleri, nei confronti del titolare di una società di consulenza della provincia di Bergamo per falsificazione delle relazioni di emissione in atmosfera fornite ai propri clienti.

L’indagine, iniziata nel maggio 2018, a seguito di una denuncia presentata dall’amministratore di una società della provincia di Bergamo, specializzata in prove di laboratorio sulle matrici ambientali, che aveva segnalato numerose alterazioni di referti analitici in tema di emissioni in atmosfera per conto della società di consulenza ambientate gestita dal denunciato.

I successivi accertamenti effettuati dagli uomini del NOE, hanno confermato come i rapporti di prova delle analisi relativi ai punti di emissione aziendali erano stati modificati prima che la società li trasmettesse al cliente (una fonderia di Orio al Serio ) per il successivo inoltro all’Ente competente (ARPA Lombardia – Dipartimento di Bergamo).

La conseguente perquisizione effettuata presso la società di consulenza consentiva di accertare che quanto denunciato si collocava  all’interno di un collaudato modus operandi.

L’indagine ha messo in evidenza, delle relazioni redatte su richieste di aziende clienti per l’assolvimento degli obblighi autorizzativi in tema di emissioni in atmosfera contenenti prove analitiche di laboratorio falsificate. In particolare è emersa l’alterazione del numero delle campionature effettuate per ogni membrana, con la modificazione di data e ora dei campionamenti e l’aggiunta di dati inventati per “generare” un maggior numero di valori analitici. Il tutto finalizzato a diminuire i costi relativi alle analisi sia in termine di  materiali impiegati che di risorse umane, in modo da incrementare il profitto per l’azienda. Il tutto veniva ottenuto dal responsabile della società di consulenza anche attraverso  il sistematico ricorso  alle minacce ai  dipendenti, giovani professionisti per lo più neo laureati facilmente asservibili alle direttive per la paura del licenziamento, sottoposti  ad un clima di  costante pressione psicologica di timore e costrizione.

La perquisizione ha evidenziato come il responsabile, una volta interrotti i rapporti con il laboratorio, probabilmente  per le vicende di falsificazione rappresentate, avesse attivato una nuova collaborazione con altra società, questa volta della provincia di Brescia, per l’effettuazione delle analisi, senza però cambiare modalità operative fraudolente per ottenere maggiori ricavi dalle attività illecite.

Nel complesso si tratta di 11 relazioni contenenti referti falsificati predisposte dalla società di consulenza a favore di altrettante aziende che sono state indotte in errore sulla veridicità degli atti, così da attestare ad ARPA dati falsati sulle emissioni in atmosfera.

 

 

 

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